Parafrasando il luogo comune del meteo “non ci sono più le mezze stagioni”, si potrebbe dire “non ci sono più i vecchi di una volta”.
Riguardo alle stagioni credo che ci sia poco da spiegare: l’evidenza del riscaldamento globale è schiacciante, con buona pace di coloro che ancora difendono, per ignoranza o malafede, le ‘bufale’ negazioniste. Il caldo e il freddo si avvicendano sempre più spesso senza lasciare spazio a quelle amate temperature intermedie che gradualmente ci accompagnavano all’estate e all’inverno. Se la questione non fosse così grave mi verrebbe da proporre di cambiare il nome della pizza “quattro stagioni”.

Riguardo ai vecchi il problema per fortuna è meno grave: si tratta dell’uso di “vecchio” nella lingua italiana.
Se volete una prova che i “vecchi” non esistono più basta ascoltare quali sono le espressioni che le persone che sono a un funerale usano per riferirsi all’età del defunto. Per avere un test attendibile scegliamo il funerale di una persona fra i 70 e gli 80 anni o anche di più. Difficilmente ascolterete la parola “vecchio”, tutt’al più qualcuno userà l’espressione affettuosa “vecchietto/vecchietta” seguita da “così gentile” o “così vivace”, ma “vecchio” no, non si dice, non è educato. Sono accettabili “in età avanzata”, “in là con gli anni”, “avanti con gli anni”, “attempato”, “non era più un ragazzo”, “aveva la sua età”, “relativamente giovane”.
Piccola divagazione storica. L’Italia, verso la fine degli anni 70, viveva un periodo molto difficile a causa del terrorismo. L’atmosfera di sospetto e paranoia era generale. Si pensava che dietro gli attentati ci fosse una regia unica, gestita da un’unica mente. Fu coniata l’espressione il “Grande Vecchio” per indicare quella figura misteriosa, intelligentissima e imprendibile che operava nell’ombra e manovrava le organizzazioni terroristiche. Memorabile lo “scoop” della rivista satirica “Il Male” che pubblicò false prime pagine di giornali che davano notizia dell’arresto del “Grande Vecchio”… con la foto del famoso attore comico Ugo Tognazzi fra due carabinieri! Per qualche ora molti credettero che la foto fosse autentica.Manipolare l’opinione pubblica con false notizie, allora come oggi, non è poi così difficile.
Ma torniamo alla lingua. Vecchio praticamente si usa quando mi riferisco a me stesso, aspettando che il mio interlocutore mi smentisca dicendo cose del tipo “Ma che dici? Sei ancora un ragazzo…”. Insomma diventano vecchi gli oggetti, non le persone.
Anziano è ormai il termine per indicare una persona che ha superato i 65 anni, età che consente di avere sconti, di avere posti riservati sui mezzi pubblici, avere maggiore protezione sanitaria appartenendo alla categoria delle ‘persona a rischio’ e altre agevolazioni.
Interessante notare che i sostantivi che derivano dai due aggettivi sopracitati, cioè vecchiaia e anzianità hanno usi diversi: la vecchiaia si riferisce al periodo finale della vita, l’anzianità fa riferimento al periodo lavorativo, cioè il conteggio degli anni in cui si è lavorato.
C’è un altro aggettivo che è sempre più frequente nella lingua colloquiale quando si parla di età ed è “grande”. Non è una novità in senso assoluto: da sempre, quando si devono comparare le età di giovani, di fratelli o di sorelle si usa l’aggettivo grande per definire chi ha l’età maggiore. Il fatto interessante è che oggi si usa anche per le età degli adulti, delle persone mature. Viene da pensare che non si voglia recidere il cordone ombelicale con la giovane età, si voglia restare giovani e dunque non si diventa mai vecchi, ma grandi. Il timore di sentirsi emarginati dalla società e il condizionamento sociale che impone un modello di eterno giovanilismo spingono le persone mature a rifiutare lo status di anziano. E allora ci si comporta, ci si veste e si parla come trentenni o quarantenni, con esiti a volte imbarazzanti. Un’ultima nota: l’uso di grande riferito all’età può anche avere risultati divertenti. Dustin Hoffman, anni 88, è più grande di Arnold Schwarzenegger, anni 78: il primo è alto un metro e 65 e il secondo un metro e 88.


Attività
VERBI, INDICATIVO IMPERFETTO E PASSATO REMOTO
Livello avanzato
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