Non sempre i Papi hanno abitato a Roma.
Nel periodo storico che va dal 1100 al 1200, in pieno Medioevo, i vari Papi che si sono susseguiti in Vaticano hanno avuto una vita molto complicata, con periodi davvero drammatici. I loro problemi erano: la relazione turbolenta con i romani (sia con le famiglie nobili che con il popolo); i rapporti con i vari stati in Italia e i grandi imperi in Europa; la guerra ideologica contro gli eretici. Quando la situazione era così drammatica da mettere addirittura in pericolo la loro vita, fuggivano a Viterbo, a circa 90 chilometri da Roma.
La scelta di Viterbo da parte dei Papi era dovuta certamente alla vicinanza con Roma, ma soprattutto al fatto che era una città ricca, fedele al papa e ben protetta da solide mura.
Per avere un’idea della situazione storica di quell’epoca basti dire che ben cinque papi furono eletti proprio a Viterbo. E si deve ai viterbesi la modalità dell’elezione, cioè il conclave. Nel 1268 i cardinali riuniti non riuscivano a mettersi d’accordo. Dopo ben 2 anni e 9 mesi (!!) di inutili riunioni, i viterbesi chiusero materialmente a chiave (cum clavem) la Porta del Sacro Collegio, fornirono solo pane e acqua come cibo, tolsero il tetto per esporre al maltempo i cardinali e li informarono che ne sarebbero usciti soltanto ad elezione conclusa. Il nuovo papa, Gregorio X, fu presto eletto.

Per Viterbo essere sede pontificia, il centro della cristianità non era solo una questione di prestigio internazionale. C’era anche l’aspetto economico, davvero positivo per la città: insieme al papa dovevano risiedere anche i cardinali con tutta la curia e dunque palazzi, ville e appartamenti. I palazzi che possiamo ammirare oggi sono tanti e tali che Viterbo viene considerata la città dei Papi e la città medievale meglio conservata d’Italia.
Ne è uno splendido esempio l’incantevole Piazza San Lorenzo, con il Palazzo dei Papi con la spettacolare Loggia e il Duomo.
Ma l’esperienza più emozionante è fare una passeggiata nel quartiere di San Pellegrino.

Nonostante i bombardamenti che questa città subì durante la seconda guerra mondiale, questo quartiere non ha fortunatamente avuto danni ed è una fortuna perché è il quartiere medievale più esteso e meglio conservato d’Italia. Si può camminare lungo le stradine sormontate da archi, ammirare le caratteristiche scale esterne dei palazzetti, le basse case e per poi fermarsi nelle deliziose piazzette che appaiono all’improvviso. Sembra davvero un tuffo nel Medioevo.
Oltre agli splendidi monumenti e alle zone medievali, i viterbesi vanno orgogliosi per la Macchina di Santa Rosa. È una torre mobile illuminata da fiaccole e luci elettriche, alta circa trenta metri e pesante più di 5000 chili, che sulle spalle di un centinaio di uomini viene portata in processione la sera del 3 settembre. Una tradizione quasi millenaria, iniziata con la processione della statua di Santa Rosa su una base: un baldacchino che nei secoli ha cambiato materiali e aumentato in modo incredibile la sua dimensione. Un evento spettacolare, un appuntamento imperdibile per tutti i viterbesi e i numerosi turisti.

Un’ultima nota: nella nostra memoria scolastica il Medioevo porta l’etichetta di periodo buio, un’età di mezzo poco significativa, una parentesi oscura della durata di mille anni (!!) tra il mondo classico e il Rinascimento. Un’idea così radicata ancora oggi che per definire qualcosa in modo estremamente negativo si usa dire: “Siamo tornati al medioevo”. Moderni studi storici smentiscono questo pregiudizio negativo. Una visita alla medioevale Viterbo aiuta a capirlo meglio.
