10 Ottobre 2026
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Può succedere che nascere in una determinata città sia essenziale per realizzare i propri sogni e facilitare la propria carriera

Ci sono state tre donne dell’arte italiana tra ‘500 e ‘600, tutte e tre di Bologna, che hanno deciso di ribellarsi al ruolo che era stato pensato per loro sin da bambine e hanno fatto qualcosa di veramente sovversivo per l’epoca: sono diventate artiste. Tutte e tre sono bolognesi e ognuna di loro ha vissuto e lavorato nell’ambiente culturale e artistico italiano.

Nel Rinascimento la città di Bologna si presentava come una città colta, ricca e aperta alle idee più progressiste. Sede dell’università più antica d’Occidente, diventa un centro che accoglie ben volentieri le pittrici professioniste e dove le diverse classi sociali commissionano opere d’arte alle artiste della città.

Se pensiamo che a volte abbiamo difficoltà a nominare almeno tre protagoniste dell’arte italiana in generale, sembra ancora più incredibile che in uno studio del 2021 siano state registrate 68 artiste a Bologna tra il Quattrocento e il Settecento. (!)

In un contesto artistico in cui le donne facevano fatica ad affermarsi come artiste, Bologna diventa quindi terreno fertile per fare qualcosa di diverso: dedicarsi all’arte come professioniste e non come dilettanti.

Prima fra tutte Properzia de’ Rossi, nata a Bologna nel 1490 e considerata la prima scultrice nella storia dell’arte europea (e unica scultrice presente nei registri bolognesi durante i successivi 200 anni). Intraprendente e capace, lavorerà anche alla cattedrale di San Petronio, realizzando una formella in marmo con un bassorilievo dinamico e moderno.

Tra le sue opere più conosciute  La spilla delle cento teste testimonia tutto il suo virtuosismo: all’interno di una corona d’oro smaltato, con un pendente di perla, troviamo un nocciolo di ciliegia dove ha inciso cento teste. Un autentico capolavoro del manierismo italiano, dove la dimensione minuscola rende il suo lavoro maiuscolo.

Lavinia Fontana nasce a Bologna nel 1552 e non solo diventerà una delle artiste più apprezzate dell’epoca, ma sarà anche la prima a dirigere uno studio tutto suo. Con ben 24 commissioni pubbliche, si dedicherà alla pittura con il suo stile ricco e sofisticato. Dipinse non solo ritratti e autoritratti, ma anche grande pittura mitologica. La sua Venere e Marte o Minerva in atto di abbigliarsi sono tra i primissimi esempi di nudo femminile dipinto da una donna, considerando che alle artiste era proibito partecipare alle lezioni di studio del nudo dal vivo.

Nel quadro di Minerva, non solo vediamo la dea in tutta la sua monumentalità che occupa la totalità del quadro, ma qui, al contrario della spilla di Properzia de’ Rossi, la grande dimensione aumenta la portata della novità: non solo un nudo femminile dipinto da una pittrice, ma la figura occupa tutto lo spazio e il quadro è alto tre metri. Tutta una dichiarazione d’intenzioni.

Elisabetta Sirani, nata Bologna nel 1638, sarà una delle poche pittrici a dedicarsi anche alle incisioni e a insegnare all’interno della prestigiosa Accademia di San Luca a Roma. Non solo quindi un’artista, ma anche una maestra per altri pittori. Nel suo studio a Bologna, lavorerà soltanto con donne, a cui insegnava il suo prezioso stile barocco, tipico della scuola bolognese, arricchendolo con le protagoniste dei suoi quadri che si presentavano forti e indipendenti. In Porzia vediamo come l’eroina romana giganteggia nel quadro impreziosito dai drappeggi rossi come il suo sangue e anche in Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno la nobildonna di Tebe si prende la sua rivincita e il suo spazio con forza, buttando il suo violentatore in un pozzo.

Sculture, dipinti, incisioni, commissioni pubbliche, miniature, grandi dipinti mitologici, studi di proprietà, scuole gremite di allieve e grande successo già in vita. Queste tre artiste del Rinascimento e Barocco italiano rappresentano una realtà spesso relegata a poche righe nei libri di storia dell’arte: quella delle artiste che hanno contribuito alla grandezza dell’arte europea. Grazie alla loro caparbietà e al loro talento, hanno saputo sfruttare il contesto bolognese, così ricettivo e aperto, per realizzarsi come artiste e arricchire la storia dell’arte con le loro opere.