A pensarci bene l’espressione arte come terapia è un concetto davvero rivoluzionario. Il termine medico “terapia” appartiene al mondo del malato: cure, medicine e, appunto, terapie, la cui efficacia si può misurare. In altre parole: se si prende una medicina, si può verificare scientificamente se si guarisce, se si migliora o se non funziona..
Ma la bellezza, l’arte come possono guarire? Se ne possono scientificamente misurare gli effetti sui pazienti? La risposta è “Sì”. Ci sono ormai moltissimi studi che dimostrano che l’arte può essere integrata nei percorsi di terapia e di cura per molte patologie. Questa affermazione trova una sua conferma nel fatto che in Italia il Ministero della Salute ha già firmato un accordo con il Ministero della Cultura per uniformare su tutto il territorio italiano quello che già succede in alcune regioni, cioè “la Prescrizione Sociale”: possibilità per un dottore di prescrivere per alcune patologie, oltre a farmaci e terapie, attività non cliniche e fra queste si indicano “attività artistiche, culturali e museali”.
Ma non è tutto.
Nel centro storico di Roma, c’è un’isola in mezzo al Tevere, l’isola Tiberina, su cui esiste da quasi settecento anni uno storico e bellissimo ospedale, il Fatebenefratelli.
Ho avuto la fortuna di assistere a un incontro, un dialogo fra diverse personalità, che si è svolto nei bellissimi chiostri di questo ospedale romano. Il titolo era “La bellezza e la cura”e la discussione si concentrava sulla domanda “Può la bellezza, l’arte entrare nella cura, non come elemento decorativo ma come parte dell’esperienza umana della malattia?” Se si prendono in considerazione le malattie oncologiche, rispondere subito in modo positivo è difficile, ma sono grato a due degli oratori che ho ascoltato, uno psicologo ed un oncologo, per avermi chiarito le idee.

Lo psicologo ha parlato della differenza tra l’emozione della meraviglia e quella della sorpresa. Di fronte a immagini caratterizzate da vaste estensioni, per esempio una grande catena di montagne, l’emozione della meraviglia attiva parti del cervello che determinano sensazioni e reazioni profonde: il benessere mentale migliora l’umore, combatte la depressione e spinge a superare la solitudine. Il battito cardiaco rallenta e si riduce lo stress. Anche il sistema immunitario registra effetti positivi dovuti a questa sensazione: la diversa percezione che la persona ha di sé stesso fa aumentare la capacità di resistenza e reazione a vari tipi di patologie.
L’oncologo, un luminare di fama internazionale, ha ideato e promosso un progetto ampio e articolato, chiamato Gemelli Art, che prevede fra l’altro sale per la chemioterapia, con attrezzature modernissime, dipinte in modo stupefacente per diminuire il trauma emotivo dei pazienti, specialmente dei bambini.

Il suo è stato un discorso che ha svelato la profonda competenza e umanità che caratterizzano il suo modo di curare e di prendersi cura dei pazienti. Una persona eccezionale che è capace di gestire un livello di cura con strumenti di altissima tecnologia medica e mettere su un uguale livello di importanza il prendersi cura del paziente, anzi della persona. Una persona eccezionale che è capace di usare la metafora del Kintsugi, tecnica giapponese che consiste nel riparare oggetti spezzati con l’oro, per indicare che la cura non cancella la ferita, ma la fa diventare una preziosa esperienza della vita. Un discorso davvero toccante. Un discorso che mi ha spinto poi a cercare video e articoli sull’operato di questa esperienza di Gemelli Art.. Ho visto grafici con cifre, statistiche, percentuali.

Nessuna esaltazione romantica della bellezza e dell’arte, ma numeri che ne indicano l’importanza e l’efficacia quando integrano le terapie cliniche.
Il contatto con la bellezza, con l’arte, e l’accoglienza del malato in spazi ospedalieri trasformati sono elementi che contribuiscono alla ricostruzione della vita non solo biologica ma anche psicologica di chi è colpito da quel “terremoto esistenziale” che è la malattia oncologica.
È difficile non provare una profonda ammirazione per questa eccellenza medica italiana.
I due professionisti citati nell’articolo sono Andrea Gaggioli, professore ordinario di Psicologia Generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Vincenzo Valentini, direttore del Centro di Eccellenza in Oncologia Radioterapica e Medica “S. Leopoldo Mandic” presso l’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola (ex Fatebenefratelli) a Roma. Specializzato in radioterapia oncologica, oncologia medica e diagnostica per immagini.
