17 Aprile 2026
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Sceso dal treno, Ivo Congiunti andò subito alla fermata degli autobus per prendere il 64. Le luci e i suoni della stazione non lo attiravano, anzi, quasi si affrettò per fuggire da quel caos commerciale rumoroso.

Mentre guardava fuori dai finestrini dell’autobus, Ivo Congiunti pensò tra sé e sé: “Certo che se una guida si specializza nel centro di Roma, dovrà studiare una sola volta nella sua vita… Qui non cambia mai nulla!”. Facendo lo slalom tra macchine, scooter e oceani di turisti, l’autobus arrivò a destinazione: Stazione San Pietro.

L’ispettore osservò la Cupola in alto, poi il suo sguardo scese tra i palazzi, per calcolare la via più breve per arrivare in Piazza San Pietro. Gianni, un suo vecchio collega per la prima volta in visita a Roma, gli aveva chiesto di accompagnarlo nella visita alla Basilica di San Pietro. Ivo Congiunti aveva accettato volentieri, d’altronde non entrava in quella chiesa da almeno 20 anni. Però l’appuntamento era alle 11:00, ed erano le 9:30. Come al solito quando viaggiava, l’ispettore era esageratamente in anticipo. Si avviò comunque, contando di fermarsi in un bar e placare quel languorino che lo aveva accompagnato nell’ultima mezz’ora.

Seduto a un tavolino del bar, tra i tanti tavolini piazzati sul marciapiede quando l’aria primaverile comincia a farsi piacevole, Ivo Congiunti osservava la grande varietà di persone che passavano. Turisti da tutto il mondo, meravigliati e persi. E poi i romani, assuefatti alla bellezza, indaffarati e indifferenti. Ovviamente poi, data la prossimità con il sacro, tante suore, preti, frati. Anche loro da tutto il mondo.
Proprio al tavolino accanto all’ispettore sedeva un gruppo di preti di origine africana, e Ivo Congiunti li ascoltava parlare tra di loro una lingua a lui sconosciuta, ma non per questo meno interessante da ascoltare. La ascoltava come se stesse cercando una chiave, un indizio, come quando si accosta l’orecchio a una cassaforte e si gira la manopola nel tentativo di trovare combinazione ed aprirla. Il gruppo di preti sembrava in procinto di alzarsi, ma oltre ai piatti vuoti sul loro tavolo c’erano ancora diversi panini, alcuni con prosciutto e formaggio, altri con la caprese (pomodoro, mozzarella e basilico), proprio come quello che aveva appena mangiato l’ispettore. “Ne avranno erroneamente ordinati troppi”, pensò Ivo Congiunti. In quel momento la ragazza del bar, vedendo il gruppetto prepararsi ad andare via, uscì per pulire il tavolo.

  • “Ah… Ma questi panini?” chiese la ragazza.
  • “Ehh… Noi… Abbiamo finito.” rispose uno dei preti, con un italiano traballante accompagnato da un sorriso un po’ imbarazzato.
  • “Se volete ve li incarto… È un peccato lasciarli qui!”

Il sorriso del prete sparì in un istante, e sembrò mortificato. Un altro prete del gruppo sembrava confuso. Tra loro uno disse: “Peccato…?”. Un altro ripeté turbato “peccato?” guardando la ragazza. Quest’ultima era rimasta in silenzio, in attesa di una risposta e confusa da quegli sguardi smarriti.

L’ispettore Ivo Congiunti capì subito l’origine del fraintendimento e si alzò.

  • “Scusate…” disse l’ispettore, attirando l’attenzione dell’intero gruppo e della ragazza, “penso ci sia stato un piccolo equivoco… Misunderstanding?”

Il prete che aveva risposto alla barista rispose subito:

  • “Italiano. Italiano va bene” disse, riaccendendo un minimo sorriso.
  • “Ah, bene” rispose sorridendo l’ispettore, e continuò: “la parola peccato non si riferisce solo al peccato religioso. La signorina non intendeva giudicare né tantomeno accusare nessuno di peccare in senso religioso.”
  • “Ahhh” intervenne la ragazza del bar, battendosi il palmo della mano sulla fronte come chi ha appena capito dove fosse il problema.
  • “Eh già” continuò Ivo Congiunti, rivolgendosi al gruppo di preti che avevano bisogno di ulteriori delucidazioni, “la parola peccato si usa anche per esprimere un dispiacere… La signorina voleva quindi dire che sarebbe stato spiacevole buttare tutti quei panini, e vi ha offerto di incartarli… Take away?”
  • “Ohhh” dissero in coro due o tre preti, e il primo continuò “Sì! Grazie mille! Incartare! Peccato buttare tutto!”

La ragazza sorrise e rientrò nel bar per prendere dei sacchetti di carta. Il prete continuò la conversazione con l’ispettore Ivo Congiunti:

  • “Certo, peccato… Adesso io ricordo la lezione di italiano con Che peccato!
  • “Esatto!” rispose l’ispettore “è la stessa parola e lo stesso uso di quell’espressione!”

Nel frattempo i panini che avanzavano erano stati messi nei sacchetti di carta e un altro prete li aveva presi in consegna. L’ispettore salutò il gruppo e la ragazza del bar, e si avviò verso Piazza San Pietro. Lì, vide il suo vecchio collega sbracciarsi per farsi notare, proprio accanto a una enorme colonna del colonnato. 

  • “Gianni!” esclamò Ivo Congiunti “Quanto tempo! Come stai?”
  • “Ivooo, grandissimo, tutto bene, tu?” rispose Gianni.
  • “Eh, si fa quel che si può. Che mi racconti?”
  • “Ehhh, caro Ivo, ce ne ho di cose da raccontarti… Anche storie incredibili che riguardano i nostri ex colleghi!”
  • “Ah sì? Chi??”
  • “Ah no… Si dice il peccato, ma non il peccatore!”
  • “…Ma vi siete messi tutti d’accordo oggi?!” sbottò Ivo Congiunti ridendo, prima di raccontare a Gianni l’episodio capitato pochi minuti prima.