Un foglio e una penna o una tastiera. Un tema, un argomento da trattare. Anche chi scrive per professione conosce la sindrome da foglio bianco: il blocco, la sensazione di vuoto in testa o non sapere come cominciare. Ogni professionista ha un suo personale metodo per superare l’ostacolo.
Ma, in una lezione di lingua, in una classe dove gli studenti non sono dei professionisti della scrittura?
Chiunque insegni una lingua sa che far scrivere gli studenti è un compito didattico davvero difficile. Questa constatazione vale sia per studenti che devono scrivere nella propria lingua e ancor più, evidentemente, per chi deve farlo in una lingua che sta studiando.
Il 31° Seminario Internazionale per insegnanti di italiano per stranieri, organizzato dalla scuola Dilit di Roma, che si è svolto il 16 maggio scorso, aveva nel titolo un qualcosa che sapeva di sfida: “Scrivere può essere un’esperienza meravigliosa”. Quanti studenti sottoscriverebbero tale affermazione? La mia esperienza personale di insegnante mi suggerisce numeri molto piccoli. Non è difficile capirne la ragione. Le motivazioni che rendono l’attività di scrittura poco gradita da parte degli studenti sono note: è complicato, non ho idee, faccio molti sbagli.
Vediamo cosa ha proposto il Seminario.
Si è iniziato con una discussione fra piccoli gruppi. Bisognava rispondere a domande che apparivano sul grande schermo e confrontare insieme le ragioni delle risposte. Le domande avevano come obiettivo preciso il confronto delle varie esperienze degli insegnanti: Cosa/perché/quando far scrivere? E quali sono i problemi quando si decide di far scrivere?
La variazione dei componenti del gruppo ha permesso di approfondire la conoscenza dei colleghi e soprattutto le loro idee riguardo alla scrittura. Un’introduzione ben congegnata che ha instaurato subito un clima di fattiva cooperazione tra i partecipanti e che è finita con una meravigliosa citazione di Voltaire: “La scrittura è la pittura della voce”.
La potenza evocativa della citazione di Voltaire deve essere stata un po’ la linea guida di chi ha lavorato alla creazione del Seminario. Ne troviamo una riprova in ciò che è stato scritto nella pagina facebook di Dilit Formazione Insegnanti il 17 maggio, il giorno dopo l’incontro:
“Ieri al nostro 31° Seminario Internazionale abbiamo vissuto una giornata intensa di confronto, sperimentazione e condivisione. Quest’anno ci siamo interrogati su un tema tanto delicato quanto centrale nella didattica delle lingue: la scrittura. Troppo spesso percepita come un’attività complessa, vincolante o puramente valutativa, la scrittura può invece trasformarsi in uno spazio autentico di esplorazione linguistica, creatività e costruzione del pensiero.”
La citazione sintetizza i due argomenti essenziali che sono stati al centro del seminario.
Il primo è: confronto, sperimentazione e condivisione.
Il secondo è la definizione della scrittura: spazio autentico di esplorazione linguistica, creatività e costruzione del pensiero.
Il primo argomento ha visto la sua realizzazione nello svolgimento dei laboratori pratici.
Nei tre laboratori noi insegnanti abbiamo sperimentato, in qualità di studenti, tre tecniche didattiche che avevano l’obiettivo di creare la motivazione, la spinta, la voglia di scrivere. Obiettivo raggiunto grazie a idee creative, originali e generative, con attenta organizzazione dello spazio-classe e continua cooperazione fra studenti.
Il primo laboratorio: “Le parole fanno rumore”. Molto originale, l’ascolto di rumori e un lavoro collettivo su numerose onomatopee sono stati i meccanismi che hanno spinto tutti a creare un proprio testo originale.
Il secondo laboratorio: “Punti di vista”. Molto prezioso per gli insegnanti, molto stimolante per gli studenti: guardare un’immagine con occhi diversi, da diversi punti di vista ha la grande potenzialità di generare esercizi sempre nuovi.
Il terzo laboratorio: “Ritagli dell’anima”. Il titolo anticipa molto bene quali risultati possono dare tanti piccoli pezzi di carta incollati su un cartoncino colorato. Sorprendente. Gli studenti tirano fuori davvero “ritagli della propria anima”.

Il secondo argomento essenziale del seminario è stato trattato nella relazione finale di Susanna Andrei, che bene ha fatto a chiarire subito che cosa NON si intende per scrittura: tutte quelle attività didattiche che si basano su testi ispirati da obiettivi grammaticali e che tendono alla valutazione dello studente.
La relazione ha poi precisato il quadro teorico che ha sostenuto il lavoro svolto e le sperimentazioni proposte. Un elenco sintetico degli argomenti trattati: l’importanza della pratica per sviluppare un’abilità linguistica; il concetto di sistema linguistico dello studente, cioè la sua interlingua; la priorità del processo (scrivere) sul prodotto (testo); la responsabilità dell’insegnante riguardo alla motivazione dello studente; la libertà di scrivere in piena libertà,senza costrizioni e condizionamenti. Ogni argomento è stato analizzato in profondità e supportato da citazioni di esperti di glottodidattica ed eminenti linguisti.
Ascoltando i commenti dei partecipanti alla fine del seminario, era chiara la sensazione che andavano via con un’idea dell’attività didattica di scrivere molto diversa da quella che avevano prima. Ma non è solo questo. Come spiega bene la conclusione della pagina Facebook prima citata: “Ci portiamo a casa nuovi strumenti, nuove prospettive e la conferma che insegnare una lingua significa anche creare spazi in cui immaginare, raccontare e costruire significato insieme.”
