17 Aprile 2026
artepillola

Ci sono giorni in cui non sappiamo se andare in farmacia o in un museo.

Quella sensazione di malessere è dovuta dalla mancanza di vitamine e sali minerali o dalla mancanza di stimoli emotivi ed intellettuali?

Che l’arte abbia poteri terapeutici lo sappiamo da tempo, quindi proviamo a creare un piccolo armadietto di primo soccorso artistico.

Cominciamo dal malessere più semplice, che è la tristezza. L’arte ci aiuta a trovare la dignità di questo sentimento. Nel quadro di Hayez “Malinconia”,  la giovane ragazza ha lo sguardo perso nei suoi cupi pensieri, ha gli occhi scuri del pianto e il vestito le scende sulla spalla incurante della nostra presenza. 

Anche quando ci sentiamo così, tristi, spettinati e trasandati, possiamo goderci la bellezza di un vestito di raso celeste che risplende sotto una luce radente, il fascino decadente di fiori non più freschi e la dolcezza di due mani che si sorreggono una all’altra.

A volte abbiamo solo bisogno che qualcuno o qualcosa curi le nostre ferite. E forse i sacchi di Alberto Burri ci aiutano a vedere come le mani sapienti dell’artista hanno ricucito squarci e rotture drammatiche, dove la cicatrice continua ad essere lì, visibile, non deve essere nascosta, perché ci ricorda di quando ci siamo rotti e poi eroicamente ricuciti. 

O semplicemente dobbiamo guardare le nostre ferite con un’altra prospettiva. Osservando i tagli di Lucio Fontana, scopriamo che l’artista li chiama “Attese”. Quelle che fino a un momento fa erano ferite, diventano aperture, si trasformano in speranze di qualcosa di diverso, quasi delle porte aperte verso l’infinito, verso nuove possibilità. Così fanno meno male. 

Per ultimo, il male moderno, quello che più viviamo nella nostra quotidianità, divorati dal turbocapitalismo: la mancanza di tempo. Quella sensazione di sentirci scivolare addosso i minuti, le ore, i giorni e i mesi. 

L’arte ti obbliga a fermarti. Ad osservare. Non appare improvvisamente una pubblicità e non scompare dopo 20 secondi. Nelle Nature morte di Giorgio Morandi il tempo si ferma. Una luce morbida abbraccia degli oggetti quotidiani, le sue bottiglie e le sue brocche vivono in uno spazio silenzioso dove poter rimanere comodi, dove perdere il tempo osservando come la polvere si appoggia sugli oggetti e la luce accompagna il colore. Non c’è fretta, non ci sono ermetici significati da ricercare affannosamente. Bisogna solo fermarsi e contemplare.

Se invece avete bisogno di qualcosa di meno metafisico per riposarvi, perdetevi nel sonnolento pergolato di Silvestro Lega, che ci porta in un  pomeriggio caldo ma ombroso, dove possiamo aspettare il nostro caffè dopo pranzo seduti sotto un soffitto verde e fresco, cullati da una luce morbida e accogliente. Non abbiamo impegni, non dobbiamo bere il nostro caffè bollente in piedi e poi scappare. Possiamo prenderci il pomeriggio libero, godendoci il paesaggio oltre il muretto.