Essere in ritardo è uno dei vizi italiani che ritroviamo più spesso negli stereotipi e nella realtà. È considerato un gesto maleducato arrivare tardi ad un appuntamento, ad una riunione o, peggio ancora, al cinema.
Spesso chi arriva in ritardo lo fa scusandosi, con l’aria di chi ha corso fino ad un secondo fa, accampando scuse e giustificazioni. Tra le più gettonate troviamo il classico “c’era un traffico tremendo”, un sempreverde “non passava l’autobus” o uno scolastico “non è suonata la sveglia”. Troviamo poi le scuse più fantasiose, elaborate e tragicomiche: “non mi ricordavo dove avevo parcheggiato”, “ero in banca e c’è stata una rapina”, “l’autobus ha sbagliato strada”.
È sgradevole dover aspettare il ritardatario, soprattutto se c’è un tavolo prenotato, un treno da prendere o uno spettacolo da andare a vedere. Per chi si organizza per arrivare in orario, esce con un po’ di anticipo e poi si ritrova a dover aspettare, la situazione è fastidiosa.

Ma cambiamo prospettiva. In un Paese come l’Italia dove non di rado ci diamo appuntamenti tipo “ci vediamo VERSO le dieci”, o “facciamo nove, nove e mezza?”, il concetto di ritardo cambia. Con appuntamenti di questo tipo, cosa consideriamo ‘ritardo’? Dieci minuti dopo le dieci? Le nove e un quarto? Apriamo quindi una finestra su un concetto di tempo decisamente più liquido, elastico, dove c’è un orario di arrivo che può variare di venti minuti e si può essere comunque in orario. Questo mi permette di prepararmi con calma, di non avere l’ansia se non passa l’autobus o se dei lavori in corso stanno creando una fila lunghissima ad un semaforo. Mi permette di prendere la vita con più tranquillità, di non essere nervosa, di non gridare all’automobilista che ho davanti e di arrivare all’appuntamento di buon umore. Se mi dirigo serena ad un appuntamento ho il tempo e lo spazio mentale per distrarmi, pensare alla persona che sto per incontrare, decidere cosa dire o preparare un discorso difficile da affrontare.
Essere in ritardo dilata i tempi, ci regala più momenti di vita, rallenta i ritmi. No, non sto parlando di fare puntualmente trenta minuti di ritardo. Ma di farne dieci, tutti quanti, senza nessuno che debba aspettare. E dedicare quei dieci minuti ad un pensiero felice, ad un messaggio che non abbiamo mai il tempo di mandare, o semplicemente a svuotare la testa da tutti i pensieri che affollano la nostra mente e respirare a fondo.
Sempre meglio arrivare dieci minuti dopo ma sorridenti, che in orario ma stressati o (orrore!) dieci minuti prima.


Attività
COERENZA TESTUALE: FRASI STRAPAZZATE
Livello elementare
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