Nel 2018, dal 26 al 30 ottobre, il nord-est dell’Italia fu colpito da una fortissima ondata di maltempo. In particolare, insieme alle abbondantissime piogge, ci furono per molte ore violentissime raffiche di vento che raggiunsero e superarono i 200 chilometri all’ora. Oltre agli enormi disagi e ai danni per milioni di euro, l’evento è ricordato per la strage di alberi: si calcola che furono circa 14 milioni gli alberi sradicati e abbattuti dalla furia del vento.
Fra le “vittime” di quella calamità ci furono anche gli abeti rossi di risonanza.
Questi alberi hanno delle caratteristiche speciali, che li rendono ottimali per la costruzione di strumenti musicali, ad esempio i violini. Crescono ad altitudini superiori ai 1300 metri, in zone fredde, con esposizione ottimale a nord e con scarsa acqua a disposizione, situazione che permette una crescita lenta. Le tavole ottenute dai tronchi, leggere ed elastiche, permettono una trasmissione ottimale del suono, da qui l’origine del loro nome. In un documentario trasmesso dalla televisione italiana si vede una persona che cammina tra i boschi. La sua qualifica è “esperto di tavole di risonanza” e ha un’azienda che lavora il legno da 35 anni. Ogni tanto si ferma e batte una mano su un tronco e spiega:”Ogni albero ha una risposta diversa, non dico che suoni, però ha una risposta diversa da un altro. E questo tipo di risposta che l’albero mi dà può essere utile per individuare se si tratta o no di un albero con la fibra regolare, quindi il cosiddetto abete di risonanza”. Soltanto 15/20 tronchi su 1000 sono adatti per costruire strumenti musicali. Spiega poi che nel magazzino della sua azienda sono pronti per essere lavorati oltre 20.000 pezzi stagionati. Un famoso violinista italiano, Uto Ughi, in visita alla sua azienda disse guardando il magazzino: “ Siamo in mezzo al legno di mille orchestre.” Il legno dell’abete rosso, particolarmente elastico, trasmette ottimamente il suono anche perché i suoi canali linfatici sono come minuscole canne d’organo che creano risonanza.

Questa caratteristica era sicuramente conosciuta dal famoso maestro liutaio di Cremona Antonio Stradivari. Come è risaputo, i suoi violini valgono oggi milioni. Una studio internazionale, svolto da vari istituti insieme al CNR, l’istituto di Ricerca Italiano, ha esaminato 284 violini autentici di Stradivari. Strumenti di ricerca sofisticati hanno permesso di studiare in profondità il legno usato per costruirli, analizzando in particolare gli anelli di accrescimento degli alberi (un anello di legno nuovo ogni anno). Ecco cosa ci spiega Mauro Bernabei del CNR: “Molti strumenti presentano sequenze di anelli estremamente simili e dimostrano come Stradivari abbia spesso utilizzato tavole ricavate dallo stesso tronco per realizzare diversi violini prodotti anche a distanza di anni. Questo comportamento sembra riflettere una selezione molto accurata del legno, volto a sfruttare materiali ritenuti particolarmente adatti”. Una curiosità: Stradivari nell’arco di diversi anni ha usato il legno di un solo albero per realizzare 14 violini!
Insomma 14 violini Stradivari hanno lo stesso albero come papà. Qualcuno ha detto che sarebbe bello fare una riunione di famiglia con questi violini e suonare tutti insieme.
