La città di Siena, fra tutti i suoi gioielli artistici e architettonici, ci offre un’opera che merita un’attenzione particolare. Per apprezzare fino in fondo il valore di questa opera ci vogliono alcuni cenni storici per capire il contesto in cui l’opera è stata prodotta.
Per circa 70 anni, dal 1287 al 1355, Siena fu governata dal cosiddetto Governo dei Nove.
Erano 9 rappresentanti del popolo, in pratica i commercianti e gli artigiani, e il loro incarico aveva la durata di un anno. Si potrebbe dire che questa forma di governo è quella che si avvicina di più al concetto di democrazia che abbiamo oggi. I Nove si riunivano nelle sale del Palazzo Comunale e, pensando che l’arte potesse dare loro la giusta ispirazione per governare bene, incaricarono un famoso artista dell’epoca, Ambrogio Lorenzetti, di affrescare la Sala del Consiglio dei Nove, detta anche della Pace.
Per la realizzazione dell’opera Lorenzetti ha usato la tecnica dell’allegoria, cioè i personaggi che appaiono rappresentano e simboleggiano sia le virtù che i governanti dovrebbero seguire sia i vizi che dovrebbero evitare.
Il ciclo di affreschi è composto principalmente da tre grandi scene principali: Allegoria del Buon Governo, Effetti del Buon Governo in città e in campagna e Allegoria ed Effetti del Cattivo Governo.
Tante sono le figure allegoriche rappresentate dall’artista, ma le principali, quelle che nel bene e nel male emergono e sovrastano le altre, svolgono molto bene il loro lavoro, nel senso che ci obbligano ancora oggi a riflettere.

Nell’affresco del Buon Governo le figure principali sono due: la Giustizia e il Bene Comune. La scelta di questi due valori come predominanti ed essenziali per il bene della città ci indica la modernità del pensiero dell’artista. Bisogna infatti constatare che gli obiettivi indicati ai governanti della piccola Repubblica di Siena sono, ancora oggi, validissimi. E, viene spontaneo aggiungere, troppo spesso dimenticati oggi.
Nell’affresco che mostra l’Effetto del Buon Governo sulla campagna e sulla città di Siena si vedono scene che vogliono sottolineare il benessere, la ricchezza e la sicurezza determinate dall’azione del governo cittadino. Non bisogna dimenticare che gli eletti erano tutti commercianti e artigiani, tutte persone capaci e dotate di buon senso che conoscevano bene ciò che era giusto per il Bene Comune e avevano le capacità per raggiungerlo.
Nell’affresco del Cattivo Governo la figura centrale è il Tiranno, dall’aspetto satanico (le corna), colpevolmente miope nel non voler vedere il bene comune (è strabico) e feroce (denti da vampiro). Sopra di lui la Superbia, che è il diritto del tiranno di imporre sempre la sua prepotenza, l’Avarizia, che è il desiderio sfrenato di ricchezza e infine la Vanagloria, il comportamento dei mediocri che hanno un’alta opinione di se stessi.

Nell’affresco degli Effetti del Cattivo Governo ci sono immagini di morte e distruzioni. Solamente un artigiano lavora: l’armaiolo, che produce armi.
Messaggi chiarissimi per chi ha responsabilità di governo.
Osservando quest’opera d’arte non si può evitare di riflettere, con amarezza, sulla realtà dei nostri giorni.
