Lo studente che vorrei

Uno degli obiettivi non espressamente dichiarati di Italiano Magazine, ma a cui tengo molto, è la possibilità che gli studenti abbiano di leggere anche articoli che sembrano rivolti più agli insegnanti che a loro. In realtà è molto importante che gli uni siano consapevoli degli altri e viceversa. L’apprendimento diventa un processo bellissimo e coinvolgente quando l’insegnante e lo studente procedono in sintonia! Poiché mai come oggi continuare a imparare per ciascuno di noi è diventata una necessità, oltre che un piacere da concedersi a tutte le età, è bene farlo nel miglior modo possibile. Quindi dopo aver descritto l’insegnante ideale, nell’articolo precedente, parlo dello studente che considero ideale, lascio la mia veste di studente e indosso quella dell’insegnante.

Lo studente che vorrei è aperto, curioso, ha fiducia nelle sue capacità e si comporta come un ricercatore. “Ma se è così non ha bisogno dell’insegnante” qualcuno mi dirà. Quasi vero.

Infatti con uno studente così la funzione dell’insegnante è quella di facilitatore, come dovrebbe essere sempre, cioè fornire le giuste opportunità in termini di materiali, approcci metodologici ed esperienze che gli permettono di raggiungere l’obiettivo desiderato in un tempo molto più breve del previsto.

Ma voglio rassicurare chi non si sente così aperto, così curioso, così fiducioso nelle sue capacità e chi non ha mai pensato che può essere un ricercatore, perché studenti ideali si diventa. 

Lo studente è aperto quando accetta di fare le attività che gli propongo, anche se diverse dalle sue esperienze di studio passate. Non c’è un solo modo di imparare, ce ne sono diversi, anche se più o meno congeniali al nostro modo di essere. Modi congeniali non significa quelli a cui siamo abituati, ma quelli più vicini al nostro stile cognitivo che è da scoprire. Lo studente che vorrei si affida a me e prova con sincerità a seguire le mie  indicazioni; solo così potrà capire, dopo un po’ di tempo, se il nuovo “metodo di studio” funziona o no. Lo studente che vorrei mi comunica come si sente, se ha dei dubbi o è contento dei suoi progressi.

La curiosità è la molla che permette di imparare. Quando c’è, siamo in una situazione ottimale per l’apprendimento.

Lo studente che vorrei mi crede quando gli dico che tutti possono imparare, se vogliono, indipendentemente dall’età o altri fattori considerati ostacoli. Gli ostacoli possono esserci sempre, da una preoccupazione che occupa la mente alla paura di non essere abbastanza bravi. Possiamo lavorare insieme per neutralizzare tali ostacoli.

Lo studente che vorrei accetta di non sapere/capire tutto e subito, altrimenti non avrebbe motivo di venire a lezione, ma tiene a bada la frustrazione perché è consapevole che sta lavorando per aumentare le sue conoscenze e competenze.

Lo studente che vorrei accetta di sbagliare, perché è attraverso l’errore che si impara. Soprattutto quando parliamo di imparare una lingua: quanto prima e quanto più la pratica, nei vari contesti, tanto prima e tanto più la potrà acquisire. Quindi deve provare fin da subito e fin da subito “la perfezione” è esclusa. Deve tendere alla correttezza, non farsi bloccare dalla necessità di correttezza. Meglio riuscire a comunicare ciò che si vuole dire, anche se non in modo perfetto, che non comunicare niente. Il blocco non porta da nessuna parte, il tentativo è esperienza.

Infine, lo studente che vorrei è quello che al livello A1, per esempio, non solo non si spaventa quando gli chiedo di cercare, in un testo su cui abbiamo già fatto un lavoro per la comprensione, dei verbi che raccontano azioni del passato, sempre per esempio, ma si entusiasma per la ricerca, si mette in gioco, non mi dice “Ma io non ho mai studiato i tempi del passato”. Non c’è bisogno che io gli dica “ E’ per questo che ti chiedo di cominciare a indovinare quali sono”. Dopo aver verificato insieme ai compagni e a me la correttezza delle scelte gli chiederò di cercare delle “regolarità” nelle forme trovate e provare a stabilire delle “regole”. 

È così, facendo il ricercatore, che lo studente formerà la sua grammatica. E sarà una sua conquista, qualcosa che non dimenticherà. 

Tutti sono “esperti” almeno in una lingua, la madrelingua. E questo fornisce gli strumenti per analizzarne un’altra, senza necessariamente essere esperti in grammatica.

Lo studente che vorrei sente che ho piena fiducia nelle sua capacità e che lo accompagno a “scoprire” come funziona questa lingua. Ogni scoperta sarà un suo “trofeo”. La scoperta, vissuta insieme, sarà parte di quell’esperienza e di quell’altrove che accendono la voglia di imparare.

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