15 Gennaio 2026
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Due notizie che  non avevano un’apparente relazione hanno rivelato poi un’interessante connessione tra di loro. La prima era la presentazione del nuovo libro del linguista Giuseppe Antonelli  e la seconda informava che l’Unesco ha conferito il premio di Patrimonio Immateriale dell’Umanità alla cucina italiana. 

Il libro, dal titolo “Parola per parola”,  è presentato in un video dallo stesso professor Antonelli. Si tratta praticamente di una raccolta di oltre 200 parole di cui autorevoli esperti raccontano etimologia ed evoluzione. Dice Antonelli: “Un libro come questo è un libro che vorrebbe invitare lettori e lettrici a riscoprire intanto la consapevolezza della profondità e della stratificazione che c’è dietro ogni parola, dunque ad usare le parole con maggiore consapevolezza e anche a filtrare le parole che ascoltiamo in continuazione, che molto spesso ci vogliono convincere a comprare, pensare, votare qualcosa o qualcuno, avendo a disposizione degli strumenti per smontarne la storia e il significato…”. Tutti i saggi pubblicati da Antonelli non solo mettono in mostra l’eccezionale cultura accademica dello scrittore, ma si fanno apprezzare per la precisione e la leggerezza del suo stile letterario. Qualità che sono chiarissime anche nel suo modo di parlare. Guardando e ascoltando con attenzione il video che potete vedere cliccando qui lo si capisce subito.

Alla fine della presentazione Antonelli parla delle parole della gastronomia e ci racconta l’origine della parola” impiattamento”: un racconto che spiega in modo molto convincente che molto spesso il gusto delle esperienze gastronomiche passa attraverso le parole e dunque attraverso la lingua.  Insomma non è che parlando di gastronomia non si parli di cultura.

La seconda notizia: il premio dell’Unesco alla cucina italiana.

Non è il premio a una lista di ricette, ma riguarda l’approccio degli italiani al cibo, tutto l’insieme di quei gesti quotidiani che animano le cucine e i tavoli delle nostre case. In quelle cucine la tradizione gastronomica vive e si rinnova quotidianamente in modo inclusivo, lasciandosi contaminare da prodotti e tecniche regionali diverse, ma anche da tradizioni gastronomiche di altri paesi.  Sulle tavole italiane  prende poi forma quella convivialità e quel benessere che caratterizza in modo unico il nostro paese e ha convinto l’Unesco a dichiarare che  il cibo è cultura e che, proprio grazie a ciò, il cibo è dialogo e costruisce ponti e collegamenti tra popoli diversi. Sono esemplari a questo proposito le parole di Massimo Bottura, il più apprezzato cuoco italiano a livello mondiale : “La cucina italiana è un patrimonio immateriale vivente: costruito giorno dopo giorno da milioni di mani di contadini, casari, allevatori, artigiani, cuochi. Riconoscerla come Patrimonio dell’Umanità significa riconoscere la sua forza nel creare legami, nel costruire comunità e nel restituire dignità. Perché quando il gusto incontra la memoria non è più solo cucina: è cultura, è l’Italia che ogni giorno si rinnova cucinando per amore”.

Ecco dunque la connessione fra le due notizie. Se, come dice Bottura, la cucina è cultura, allora la lingua è lo strumento di comunicazione essenziale che ci permette di definire le esperienze gastronomiche che viviamo, commentando e raccontando i piaceri che quel cibo ci dona. Basta partecipare a un pranzo con italiani e ascoltare i commenti e le storie che i commensali si scambiano per capire che la cucina italiana è davvero un organismo vivente che merita pienamente il premio ricevuto.

Attività

VERBI, PASSATO PROSSIMO E IMPERFETTO

Livello intermedio

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