7 Dicembre 2025
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Non è facile consigliare ad un amico la lettura di un libro che hai appena letto e che ti ha colpito per l’ironia pungente che si ritrova nelle sue pagine. Far ridere il lettore è una dote rara, soprattutto se lo scrittore rinuncia alla pesantezza e alla volgarità per ottenere la facile risata. Se poi lo scrittore dispone di una naturale dote di chiarezza e precisione di linguaggio per prendere di mira persone o situazioni, evidenziando e ridicolizzando aspetti comici o bizzarri, allora il divertimento è assicurato e la voglia di condividerlo con qualcuno aumenta. 

Anche in questo libro, che non è assolutamente un saggio sulla lingua italiana, ma è quello che si può definire come un thriller giudiziario, lo scrittore non perde l’occasione per indicare usi approssimativi o distorti della lingua.

Parlando con un’amica della palestra che lui frequenta e dove pratica la boxe, scrive “Questo è il posto perfetto per rimorchiare. Se ti piacciono gli uomini col naso schiacciato e ostili ai congiuntivi.”

Ascoltando un programma radiofonico: “Il conduttore si chiamava Cosimo. Parlava una lingua elementare e ipnotica caratterizzata da una radicale e spietata eliminazione del congiuntivo.”

Lo scrittore, essendo un ex magistrato, conosce bene il mondo della giustizia e sono proprio i giudici e gli avvocati le vittime preferite della sua ironia e del suo sarcasmo.

La lingua dei giuristi 

“I giuristi, con rare eccezioni, sono inconsciamente e tenacemente contrari alla chiarezza e alla sintesi.”

“Il gergo dei giuristi è la lingua straniera che imparano – che impariamo –  sin dall’università per essere ammessi nella corporazione. È una lingua tanto più apprezzata quanto è più capace di escludere i non addetti ai lavori dalla comprensione di quello che avviene nelle aule di giustizia e di quello che si scrive negli atti giudiziari. Una lingua sacerdotale e stracciona al tempo stesso in cui forme misteriose e ridicole si accompagnano a violazioni sistematiche della grammatica e della sintassi.”

Gli avvocati

Il praticante

Il protagonista del libro è un avvocato che ha dovuto assumere nel suo studio un ragazzo raccomandato da una sua vecchia professoressa di liceo. Il ragazzo mostra subito caratteristiche assolutamente non idonee alla carriera legale, ma l’avvocato per riguardo alla professoressa non può licenziarlo …sebbene il ragazzo avesse l’espressione di un piccione psicotico e la perniciosa abitudine di indossare la stessa camicia per tre o quattro giorni, con tutte le conseguenze olfattive del caso. Racconta poi che mentre parlava con un cliente… Nella mia stanza si affacciò il praticante Federico, quello dalla faccia di piccione psicotico. Gli feci un cenno con il dito, per dirgli di ripassare dopo. Fra quattro o cinque anni, magari.

Un collega, l’avvocato D’Amore

Costui puzzava di naftalina ed era solito esprimere opinioni radicali su qualsiasi argomento – dalla formazione della nazionale di calcio alle scelte di politica estera o economica del governo, dallo stato della giustizia in Italia alla qualità, in effetti discutibile, del caffè al bar della corte d’appello. Nei momenti di particolare socievolezza raccontava anche barzellette – due, sempre le stesse – su gente con problemi intestinali. Gradivo la compagnia di D’Amore e il suo sentore di naftalina più o meno quanto una testata sul setto nasale.

Un collega che non stima

Un bravo ragazzo erede di un grande studio ma geneticamente incompatibile con la comprensione del diritto.

Riguardo a ciò che succede nei tribunali lo scrittore fa raccontare ad alcuni personaggi delle barzellette che riguardano gli avvocati.

La prima: “Sapete la vecchia storiella dell’avvocato che ha appena vinto un delicato processo, telefona al cliente e gli dice che la giustizia ha trionfato. Senza esitazioni il cliente risponde: non importa, facciamo subito appello…”.

La seconda. Alle Maldive. Un avvocato e un ingegnere sulla spiaggia. L’avvocato ha raccontato che un incendio ha distrutto tutto quello che aveva, l’assicurazione ha pagato tutto e lui ha cambiato vita. Risponde l’ingegnere.

  • Ma guarda la coincidenza. Io sono qui perché la mia casa e tutti i miei beni sono stati distrutti da un’inondazione. La mia assicurazione ha pagato e ho cambiato vita anch’io.
  • L’avvocato assume un’aria perplessa – C’è una cosa che non capisco. –
  • Cosa? – gli chiede l’ingegnere.
  • Come diavolo hai fatto a provocare l’inondazione?

La storia raccontata nel libro diventa un’occasione per raccontare la vita professionale e (soprattutto) interiore del protagonista, l’avvocato Guerrieri. Mentre seguiamo la trama conosciamo sempre meglio, pagina dopo pagina, riflessione dopo riflessione, la sua personalità e la sua vita, quella di un professionista di successo che con i suoi dubbi esistenziali e le sue fragilità, i suoi monologhi irresistibili e la sua malinconia di fondo ha fatto innamorare milioni di lettori. Il libro colpevole di questa pagina è “La regola dell’equilibrio” di Gianrico Carofiglio, uscito nel 2014.