7 Dicembre 2025
segno

“Studiare con te è un immenso piacere” ha scritto una studentessa giapponese alla sua insegnante.
“Quando saliamo le scale per venire in classe siamo contenti perché sappiamo che ci sei tu” hanno detto due amici francesi incontrando la propria insegnante per le scale.
“Tu infetti positivamente tutta la classe” dice il medico australiano.
“Come insegnante, seguendo le tue lezioni, ho capito la differenza tra insegnare bene e insegnare con l’anima. Tu insegni con l’anima.”
“Nella mia testarda voglia di imparare l’italiano, con difficoltà, ho sempre avuto esperienza di insegnanti sul cui viso leggevo la voglia di essere da tutt’altra parte. Con te è stato completamente diverso. Ho percepito che tu eri lì per me, felice di esserci, per me e per tutti gli altri della classe. Grazie!” ha scritto una timida signora americana.

Cinque fra tante manifestazioni di apprezzamento per il proprio insegnante da parte di persone diverse, in classi differenti, nel corso degli anni. Mi viene voglia di darne testimonianza dopo aver letto “La luce e l’onda” con sottotitolo “Cosa significa insegnare?” di Massimo Recalcati, uno dei più noti psicoanalisti italiani e insegnante. 

Parto dal biglietto scritto dalla signora americana perché esplicita esattamente come, anche secondo Recalcati, un insegnante dovrebbe essere: felice di stare dov’è, cioè in classe, a insegnare, e io aggiungo, insegnare a quegli studenti. Perché la lezione è preparata per loro, pensando a loro, quasi un abito su misura su cui il sarto/insegnante applica e rende visibili i particolari che lo rendono prezioso. Per impreziosire una lezione occorre che l’insegnante scelga di farci entrare quella parte di sé che gli preme da dentro e che si può esprimere nella scelta degli argomenti, dei testi e nella scelta dell’approccio didattico. Gli studenti percepiscono quando l’insegnante ci mette l’anima. L’entusiasmo dell’insegnante è contagioso, come sottolinea il medico australiano, ed è l’insegnante che rappresenta la luce, è chi fa vedere, illumina spazi non ancora frequentati o abitati dallo studente, idee non pensate prima; nell’insegnamento linguistico parole, espressioni, costruzioni, cultura del paese di cui stai studiando la lingua. Come scrive Recalcati “Le parole fanno esistere le cose. Il linguaggio non è solo uno strumento di comunicazione, ma il tessuto fondamentale di cui è costituita la forma umana della vita.” 

L’incontro fra insegnante e studente deve lasciare il segno, come recita l’etimologia del verbo insegnare, dal latino insignare derivato da in = dentro e signum = segno. Incidere, in modo da attivare nello studente la voglia di sapere e scoprire con l’insegnante ciò che prima non sapeva e non sapeva di voler sapere. L’insegnante ideale è anche un’onda, secondo Recalcati: come l’onda che arriva spinge verso una direzione non scelta e costringe a ricercare una propria direzione, così l’insegnante spinge verso la ricerca di un proprio stile, una propria autonomia.

“È quello che accade ogni volta che siamo di fronte alla necessità di prendere la parola in prima persona. In questi casi la perfezione dell’imitazione deve lasciare il posto all’imperfezione che scaturisce dal nostro impatto singolare con l’onda del maestro. Non si tratta più di riproduzione ma di generazione, di una invenzione senza rete che può suscitare anche angoscia. […] …angoscia di fronte all’assenza di garanzie che ogni atto singolare comporta.”

È l’esperienza della prova che in nessuna scuola deve mancare. Sta all’insegnante ridurre lo stress incoraggiando e lasciando spazi e libertà di espressione. E ancora: “Per acquisire una padronanza tecnica del proprio sapere bisogna rinunciare a ogni ideale di padronanza. È questo il paradosso che nutre ogni processo di formazione. Trasposto nella pratica didattica di ogni giorno questo significa per ogni insegnante e per ogni allievo riconoscere che c’è sempre qualcosa che sfugge, che non può essere governato […].”  Si tratta di accettare per entrambi che questo fa parte di ogni processo di apprendimento, dove ogni vuoto lasciato sarà il lavoro delle prossime lezioni, dei prossimi incontri, in cui continuare a insegnare e continuare a studiare sarà un immenso piacere.