7 Dicembre 2025
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Nel 2024 hanno visitato il Colosseo più di 14 milioni di persone, una media di trentamila turisti al giorno. Un flusso non facile da gestire. Da ottobre 2025 questo gravoso compito è affidato a un nuovo manager, Simone Quilici, che ha alle spalle l’esperienza di Direttore del Parco della via Appia.

Essere Direttore del Colosseo significa affrontare problemi di varia natura. Il primo è rendere più facile la visita al monumento, non solo per i tanti turisti, per i quali è una tappa d’obbligo per la loro vacanza, ma anche per i romani, che evitano di visitarlo proprio per il disagio che si crea per l’eccessivo affollamento.

In un’intervista il Direttore Quilici ha illustrato alcune novità che renderanno la visita al Colosseo più comoda e piacevole di oggi. Un problema urgente da risolvere è quello dei pochi varchi, dei pochi passaggi per entrare e visitare il monumento: troppo spesso si formano lunghe file. La soluzione sarà quella di costituire un grande Parco Archeologico, con più ingressi che permetteranno da una parte di diluire la massa di visitatori che avranno a disposizione più itinerari, valorizzando le grandi potenzialità del Foro e del Palatino, che hanno oggi meno visitatori del Colosseo. Inoltre il Direttore nutre la speranza di aggiungere a questo Parco del Colosseo anche il Parco di Via Appia, costituendo così un’unica grande area verde archeologica.

Dopo aver risolto la questione di come fare arrivare agevolmente i visitatori al monumento, il Direttore avrà anche il compito di gestire la visita all’interno del Colosseo.

Il progetto è grandioso ed è già avviato: è la creazione di un museo diffuso, cioè creare un itinerario lungo il quale i visitatori possono vedere reperti straordinari, testimonianze della grandiosità degli spettacoli che duravano intere giornate e a cui assistevano oltre 50.000 spettatori. 

Due sono le finalità, gli obiettivi che il nuovo allestimento del museo si prefigge: da una parte l’approfondimento della conoscenza dello spettacolo offerto dagli imperatori (la poderosa macchina scenica, i gladiatori), dall’altra le abitudini degli spettatori (chi erano le persone che assistevano e cosa facevano durante lo spettacolo).

Riguardo al primo obiettivo, lo spettacolo, gli scavi hanno portato alla luce tutto l’apparato tecnico sotterraneo, dunque invisibile al pubblico. Uno straordinario intreccio di ambienti su più piani, per un dislivello di sei metri, dove stazionavano gli animali feroci provenienti dalle più remote regioni del vasto impero e dove si preparavano alla lotta i famosi gladiatori. La scenografia doveva essere davvero impressionante: dal terreno si aprivano botole da cui venivano fuori gli animali e i gladiatori che davano vita ad uno spettacolo che per la sua violenza e il suo esotismo sbalordiva le decine di migliaia di spettatori.

Gli spettatori, appunto. Una grande massa di persone che, seduti sui gradini della cavea, trascorrevano intere giornate al Colosseo, si divertivano, mangiavano e giocavano fra di loro, per esempio a dadi o altri passatempi simili. Recenti scavi hanno portato alla luce il sistema idraulico che funzionava da collettore di tutti gli scarti prodotto da quella grande massa di persone. La massa di oggetti di scarto emersa è diventata l’archivio materiale delle pratiche quotidiane del pubblico romano: resti di cibo, oggetti di uso personale (spilloni, aghi, pettini, stuzzicadenti, ecc.) e strumenti che servivano per giocare (dadi, pedine, ecc.), tavolette di piombo con incisione di scritte (normalmente maledizioni). La mostra di questi oggetti diventa un’immersione nella quotidianità di quel grandioso spettacolo. Unico al mondo.

La speranza non è solo di soddisfare i milioni di turisti che coronano il loro sogno di venire a Roma, ma di suscitare la curiosità anche di noi romani, che troppo spesso passiamo davanti al nostro famoso monumento gettando uno sguardo distratto prima di passare oltre. Sicuramente la visita ci renderà più consapevoli della fortuna che abbiamo di vivere in questa città meravigliosa.