Manzoni e la “fiorentina”

No, la “fiorentina” che appare nel titolo non si riferisce alla famosa bistecca, né alla squadra di calcio di Firenze. Si tratta di una persona in carne e ossa, nata a Firenze e contemporanea del Manzoni. Si chiamava Emilia Luti, un’istitutrice. Un nome noto a pochi specialisti e praticamente sconosciuto.

Alessandro Manzoni, al contrario, è considerato il padre della lingua italiana moderna. Il suo romanzo, “I Promessi Sposi”, è il “Romanzo” per eccellenza della letteratura italiana, il primo romanzo in prosa scritto in italiano moderno e studiato a scuola praticamente dall’inizio della proclamazione del Regno d’Italia senza interruzione fino ad oggi. Manzoni, ancora in vita, era già un monumento della cultura italiana.

Di famiglia modesta, Emilia Luti aveva una passione per i libri e la lettura. Aveva trovato lavoro come istitutrice presso la famiglia della figlia di Manzoni, Giulia, sposata con Massimo d’Azeglio, importante uomo politico nonché pittore e scrittore. Il lavoro di Emilia consisteva nel prendersi cura della bambina Alessandrina, rimasta orfana per la precoce morte della sua mamma Giulia. Una buona sistemazione per una ragazza di estrazione sociale certamente non aristocratica.

Alessandro Manzoni era nato in una famiglia di alto livello, sia culturale che nobiliare. La prima parte della sua vita l’aveva passata in collegi. Alla mamma Giulia, di carattere, diciamo, esuberante, piaceva un tipo di vita che non prevedeva l’attenzione materna per il figlio. Se a questa età caratterizzata da solitudine e poco amore materno aggiungiamo il suo primo matrimonio, contrassegnato da varie disgrazie, come la morte di alcuni figli e anche della povera e giovane moglie, praticamente stroncata da una dozzina di gravidanze, si può capire meglio il carattere del grande scrittore: chiuso, con problemi di nervi e pieno di dubbi. Per sua fortuna trova un forte sostegno nella seconda moglie, Teresa, che gli sarà vicina nel periodo più intenso del suo lavoro letterario, “I promessi sposi”.

 Manzoni aveva una grande ambizione: scrivere un romanzo in una lingua che potesse essere capita da tutti gli italiani. Impresa non facile. La situazione linguistica dell’Italia di quel periodo si può così schematizzare: l’italiano propriamente detto era una lingua colta, letteraria, che aveva una lunga tradizione e che si usava esclusivamente per la lingua scritta; la lingua parlata era costituita dai numerosi e diversi dialetti usati dalla gente comune. Di fatto la prima versione del romanzo aveva lasciato molto insoddisfatto Manzoni: la lingua che aveva usato era un compromesso artificioso fra la lingua colta dei suoi studi e l’influenza del dialetto milanese. Di certo poco comprensibile al di fuori della Lombardia. Da qui la storica decisione di usare quella che lui considerò lo strumento che poteva unificare linguisticamente l’Italia: la lingua parlata dalla gente di Firenze, dai nobili e dal popolo. Per meglio documentarsi decise di fare un viaggio a Firenze per avere un contatto reale con quella lingua. Tutto questo lavoro di revisione del romanzo è passato alla storia della letteratura come “risciacquare in Arno” la lingua del romanzo.

Il lavoro di revisione, lungo, laborioso, pieno di ripensamenti, metteva a dura prova la salute fisica e psichica dello scrittore.

A questo punto il destino fa incontrare Alessandro Manzoni ed Emilia Luti.

Nella tenuta di campagna dei Manzoni Emilia si prendeva cura di Alessandrina, la piccola nipote dello scrittore. Per caso lo scrittore venne a sapere che quella ragazza fiorentina aveva una passione per i libri e per la lettura e, con cautela unita a diffidenza, cominciò a fare qualche domanda del tipo “Voi a Firenze come dite….?”. cominciò così l’ultima e definitiva revisione del romanzo. Emilia divenne la sua consulente linguistica. Abbiamo dei documenti che attestano questo lavoro di collaborazione: dei “foglietti” piegati in due, dove nella colonna di sinistra lo scrittore scriveva le parole o le espressioni che gli creavano dei dubbi e sulla colonna di destra Emilia “traduceva” in fiorentino! Se oggi noi possiamo senza difficoltà leggere “I promessi sposi”, un libro edito nel 1840, lo dobbiamo a quella straordinaria collaborazione fra Emilia Luti e Don Lisander (così veniva chiamato Manzoni).

La figura di Emilia e l’importanza del suo lavoro con lo scrittore ha finalmente trovato il giusto riconoscimento e fama grazie ad un libro uscito quest’anno, 2023, che la vede protagonista insieme al grande scrittore e che ha avuto un grande successo. Il titolo è “La correttrice”, l’autrice Emanuela Fontana. Leggerlo fa venire voglia di andare a riprendere “I promessi sposi” dallo scaffale, spolverarlo e rileggerlo.

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