26 Agosto 2026
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Il vicequestore Rocco Schiavone è un poliziotto inventato dallo scrittore Antonio Manzini. Un personaggio ormai molto famoso anche per una fortunata serie televisiva. L’ultimo libro di Manzini, una raccolta di nove racconti, ha come titolo “I tramezzini di Rocco Schiavone”. È  un chiaro omaggio allo scrittore da lui considerato un maestro, Andrea Camilleri, che pubblicò un libro che vedeva protagonista un altro celeberrimo poliziotto, Salvo Montalbano e che aveva per titolo “Gli arancini di Montalbano”.

Le nove storie raccontate da Manzini sono ambientate in diverse fasi della vita di Rocco Schiavone: infanzia, adolescenza e maturità. Lo stimolo per rievocare i ricordi del protagonista è il cibo, i tramezzini appunto. Ogni racconto comincia con la descrizione e il gradimento di nove differenti tramezzini. Un’anticipazione che non rovina il gusto della piacevole lettura del libro: il tramezzino preferito da Rocco Schiavone è quello con l’insalata di pollo.

Una curiosa coincidenza: il libro è pubblicato proprio nell’anno in cui si celebra il centenario dell’invenzione del tramezzino. In un bar di Torino, in piazza Castello, c’è una piccola targa in ottone con questa scritta “In questo locale nel 1926 la signora Angela Demichelis Nebiolo inventò in tramezzino”. 

La signora Angela era emigrata in America, a Detroit, all’inizio del 1900 all’età di 15 anni. Giovane e intraprendente comincia subito a lavorare e incontra il signor Nebiolo, piemontese come lei, che gestisce con i fratelli vari ristoranti della città. Si sposano e hanno due figli. Nel 1925 tornano a Torino, la loro città, e grazie ai loro risparmi accumulati in America aprono un bar in pieno centro. Pare che l’idea del tramezzino sia venuta alla signora quando capì che la macchina per fare i toast, grande novità portata dall’America, era troppo lenta, ci metteva troppo tempo per tostare il pane. Tolse allora la crosta intorno al morbido pane e, senza tostarlo, farcì dei piccoli rettangoli con burro e acciughe. Grande successo: era nato il tramezzino.

L’ingrediente di base del tramezzino, il pane in cassetta, ha una storia davvero curiosa. Nella prima metà del 1800, a Torino vigeva la pena di morte e il boia, l’esecutore materiale della pena di morte, non aveva una buona fama fra la popolazione. I fornai, per esprimere il loro disprezzo verso di lui, gli porgevano il pane che comprava… capovolto. Il boia protestò con le autorità cittadine e, sembra su pressione del Re, i fornai furono obbligati a produrre un tipo di pane quadrato, che avendo i lati uguali non poteva essere dato capovolto.Così dice la leggenda.

Il nome  tramezzino si deve alla fantasia dello scrittore e poeta D’Annunzio, che creò il nome pensando sia ai tramezzi, le pareti interne di una casa, sia al fatto che il goloso panino veniva spesso consumato nel mezzo della mattina, tra la colazione e il pranzo. Il nome permise anche di sostituire la parola sandwich, vocabolo inglese e dunque vietato dal regime fascista.

Nel tempo il tramezzino ha cambiato forma, da rettangolare è diventato triangolare, forma che permette di gustarlo più comodamente. Ma oltre alla forma, due sono i segreti che hanno garantito il secolare successo del tramezzino: il morbido pane in cassetta ( pancarrè), che deve avere la giusta umidità e l’infinita varietà della farcitura.

Naturalmente non può mancare la discussione per decidere il primato del gusto tra i vari tipi di tramezzini. Due sono le scuole di pensiero dominanti che si scontrano: chi preferisce la tradizione classica piemontese con il tramezzino classico di forma piatta e chi invece predilige il tramezzino veneziano, con i bordi schiacciati e la farcitura abbondante al centro che forma la tipica “gobba”.

Per un gustoso aperitivo estivo cosa c’è di meglio di un tramezzino, classico o con la “gobba”, accompagnato dalla bibita preferita, da un prosecco o da uno spritz?

Attività

VERBI, PRESENTE INDICATIVO

Livello elementare

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