È la città più ad est d’Italia, la prima a vedere il sorgere del sole ogni giorno: Otranto, la cosiddetta porta dell’Oriente.
Sulla costa adriatica pugliese, questa piccola città (meno di seimila abitanti) è un vero e proprio scrigno: sembra impenetrabile da fuori, con le sue mura e i suoi bastioni che costeggiano il mare, ma appena riusciamo ad entrare nel cuore delle sue piazze, dei suoi castelli e delle sue chiese, rimaniamo affascinati da tanti tesori e tanta bellezza.
Entrando nella cattedrale del 1068, ci troveremo infatti di fronte a uno dei mosaici pavimentali più estesi e meglio conservati del medioevo. Lungo tutti i 52 metri della navata centrale, racconta con più di 600.000 tessere la storia cristiana cattolica della salvezza, sviluppandosi come un albero sui cui rami troveremo la torre di Babele, il diluvio universale, il giardino dell’Eden, ma anche Alessandro Magno, il ciclo dei 12 mesi e i vizi e le virtù degli uomini. Una specie di enciclopedia della cultura dell’epoca, mescolando oriente e occidente.

Sempre nella cattedrale, troviamo alla fine della navata destra la Cappella dei Martiri, dove sono conservati ed esposti i resti dei cristiani massacrati nel 1480 quando la città fu assediata e conquistata dall’esercito turco. Le ossa e i crani esposti nei grandi armadi appesi alla parete rendono questo posto suggestivo e allo stesso tempo terribile.
Ovviamente possiamo stemperare tutto questo terrore perdendoci nelle splendide acque del mare della Baia dei Turchi o dei laghi Alimini. Ancora meglio se accompagnate questo piacere per gli occhi a quello per la bocca, con una delle specialità salentine (il Salento è la zona sud della Puglia) come un bel piatto di ciciri e tria, cioè tagliatelle fritte con ceci servite in brodo, e per finire, il dolce: il pasticciotto, ovvero pasta frolla ripiena di crema pasticciera. Se accompagnate il pasto con un vino Negramaro non potete sbagliare!
Passeggiare nel centro storico è come fare un bagno di luce, il sole scalda la pietra calcare leccese dei palazzi, così chiara e calda. Passiamo da una luminosa terrazza sul mare allo stretto e ombreggiato corso Garibaldi con la sua caratteristica pavimentazione in pietra.
Otranto ha anche un forte rapporto con la letteratura: quello che viene considerato il primo romanzo gotico della storia della letteratura è ambientato qui: Il castello di Otranto di Horace Walpole, del 1764. Il castello fa da sfondo a una storia medievale inquietante e sinistra. Un vero e proprio classico.
In tempi ben più recenti Roberto Cotroneo ha pubblicato un libro dal titolo Otranto, un romanzo che prende spunto proprio dal mosaico della cattedrale.
C’è anche un altro libro, che parla del terribile attacco dell’esercito turco nel 1480: L’ora di tutti di Maria Corti, del 1962. Cinque personaggi differenti ci raccontano la loro versione di quelle ore drammatiche, e forse nelle parole del pescatore Colangelo possiamo ritrovare tutto lo sgomento che proviamo ancora oggi di fronte alla violenza e alla guerra. Durante l’assedio si trova di fronte ad un soldato nemico: “Ci ritrovammo abbracciati e per un momento le nostre facce vicine si guardarono bene l’una con l’altra: respirava a fatica dalla bocca aperta e gli tremavano le mascelle, ma gli occhi, quegli occhi neri, fissi nei miei avevano un’espressione triste, accidenti, bella.”


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