Quando parliamo di arte italiana pensiamo sempre al Rinascimento, al Barocco, ai grandi nomi del passato come Raffaello o Caravaggio o addirittura ai monumenti della grandiosa epoca dell’impero romano. Eppure l’Italia continua ad essere all’avanguardia anche in ambito contemporaneo, con grandi nomi internazionali, lunghe carriere e memorabili esposizioni.
Cominciamo dalla recente esposizione al Museion di Bolzano, dove si è aperta una mostra che ripercorre la carriera di Franco Vaccari, un fisico modenese dedicato all’arte, recentemente scomparso. In occasione dell’apertura della mostra, è stata realizzata una performance che Vaccari aveva proposto nel 1975 alla galleria Cavallini di Brescia: “Esposizione in tempo reale n.10, Sogni n.1”, in cui il pubblico era stato invitato a dormire una notte intera dentro la galleria e poi a scrivere al mattino i sogni che ciascuno aveva fatto.

E così è stato anche a Bolzano il 28 maggio di quest’anno: sono entrate al museo una dozzina di persone con il loro sacco a pelo, hanno passato la notte lì e poi hanno scritto i loro sogni, da appendere e lasciare al museo. Il sogno, da intimo e privato, diventa pubblico, un po’ come le opere di un artista, che non sono altro che la materializzazione delle idee e dei sentimenti più intimi del suo artefice.
È interessante vedere come lo spettatore diventi il centro dell’opera, l’oggetto d’arte scompare per fare posto all’esperienza di chi è entrato nel museo. L’arte non si guarda più, ma si vive, si fa un’esperienza con l’opera (o addirittura senza). Vaccari negli anni settanta anticipava la tendenza di oggi, dove non si dice più che si va a cena in un ristorante, ma si va a “fare un’esperienza multisensoriale”.
Anche un altro grande artista italiano ti costringe ad entrare letteralmente nelle sue opere: Michelangelo Pistoletto. La maggior parte della sua produzione artistica presenta dei grandi specchi. Lo spettatore arriva davanti all’opera e quello che vede è semplicemente sé stesso. Dagli anni sessanta ad oggi, grazie a Pistoletto, entriamo in una sala di un museo con la curiosità di sapere cosa ci presenta l’artista, e lui ci mette di fronte alla nostra immagine, al nostro viso incuriosito e per qualche minuto anche incredulo.

A volte in questi specchi siamo accompagnati da altre figure a grandezza naturale, serigrafate sullo specchio, che spesso confondiamo con il riflesso di altri spettatori. L’artista vuole rompere la barriera (spesso fisica) che c’è tra l’opera e chi la guarda, ti permette di entrarci dentro. L’opera non è più immutabile ed eterna nel tempo, ma cambia ad ogni nostro passo, a seconda della luce e delle persone che abitano lo spazio della sala. L’artista non è più solo l’autore ma il fautore: colui che innesca un processo, un dialogo, tra lo spettatore e l’opera, tra lo spettatore e lo spazio che lo circonda.
Infine, l’artista contemporaneo italiano più conosciuto, discusso e polemico: Maurizio Cattelan.
Autore di opere iperrealiste che già dalla fine degli anni novanta scuotevano la sensibilità dello spettatore (il papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite, Hitler in ginocchio, bambini impiccati ad un albero), ha sempre giocato con la provocazione, stimolando il dialogo e scandalizzando i più accademici. Anche di fronte alla sua opera più famosa, una banana (vera) attaccata al muro con nastro adesivo, chiama in causa lo spettatore. Siamo obbligati a interrogarci, a posizionarci.

Non possiamo osservare e andare avanti, Cattelan ci obbliga a farci domande su cosa è l’arte, su come evolve il mercato dell’arte (la banana è stata venduta all’asta per 6,2 milioni di dollari), su quale debba essere il ruolo dell’artista e dell’arte nella società. Di nuovo ci troviamo al centro del processo artistico, in questa nuova arte contemporanea
italiana che regala protagonismo allo spettatore e lo rende parte integrante della creazione dell’opera e dell’interpretazione estetica.
Più all’avanguardia di così…
