7 Novembre 2026
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Nell’antica Roma, quando i problemi economici minacciavano il controllo sociale della classe dominante, gli imperatori distribuivano a basso prezzo, o addirittura gratuitamente, il pane e organizzavano spettacolari giochi pubblici al Colosseo o al Circo Massimo. Un poeta satirico dell’epoca per descrivere questo comportamento dei potenti  inventò l’espressione panem et circenses (pane e spettacoli da circo): non era una questione di generosità verso il popolo, si usava il cibo e il divertimento per assicurarsi il controllo sociale, distogliendo l’attenzione dai problemi reali.

Al di là del significato per  così dire ‘politico’ dell’espressione, è interessante notare dal punto di vista linguistico l’uso della parola pane: non solo indica in senso concreto  il prodotto della lavorazione della farina e dell’acqua, ma assume anche il significato di cibo indispensabile per la sopravvivenza. Non a caso l’espressione “Mettere a pane e acqua” si usa per indicare una punizione verso qualcuno, dandogli il minimo indispensabile per sopravvivere e, all’opposto, “Togliere il pane di bocca” significa privare del minimo indispensabile, ridurre in miseria. Non bisogna poi dimenticare anche la preghiera cristiana del Padre Nostro: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

Il pane dunque come sinonimo di cibo del popolo, elemento essenziale dei pasti quotidiani, almeno nella tradizione mediterranea. Una tradizione che ha radici millenarie. 

Ecco l’incipit di un articolo della rivista National Geographic: “Circa 14.400 anni fa un fornaio dell’attuale Giordania bruciò un disco di pane azzimo; questo è stato ritrovato nel 2018, in un antico focolare nel Deserto Nero.” Da quel disco di pane azzimo ai nostri giorni il pane ha accompagnato la vita di miliardi di persone, assumendo forme e varietà innumerevoli.

Almeno in Italia è stato possibile assistere ad un’evoluzione curiosa, che riguarda il pane bianco e il pane scuro. Il pane scuro, nero era il cibo per le classi sociali basse, era fatto con farine non raffinate, come segale, avena, orzo, mentre il pane bianco, con farina di grano, era più caro, cibo per le classi più agiate. Attualmente le cose sono molto cambiate: il pane nero, oggi si dice “integrale” è mediamente più caro, a causa delle diete consigliate e anche della “demonizzazione” del pane bianco, ‘nemico’ di una dieta sana.

Un ricordo personale: mia madre odiava il pane nero, non lo comprava mai, non per ragioni economiche, ma perché le ricordava il tempo della guerra, il tempo in cui, a causa del razionamento, i panettieri usavano farine di pessima qualità. È famoso un libro della scrittrice Miriam Mafai che parla di quel periodo, dal titolo “Pane nero. Donne e vita quotidiana durante la seconda guerra mondiale”.

Bianco, nero, giallo, variamente farcito, addirittura dolce il pane mantiene comunque una sua declinazione positiva: per indicare una persona buona e generosa si dice che è “buono come il pane”.

Siamo partiti dal panem et circenses degli antichi romani, finiamo con il panem et circenses dei nostri giorni. Se può sembrare una comparazione azzardata, proviamo a includere nel significato di panem la promessa di benessere assicurato dalle false promesse delle classi dirigenti e dei potenti e sostituire a circenses il consumismo e l’intrattenimento martellante dei social media. Non sembrano strategie molto diverse.

Attività

IMPERFETTO INDICATIVO: FORME E USO

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