Il riso è il cereale più consumato nel mondo e più della metà della produzione europea avviene in Italia. Soprattutto al nord, dove la pianura del Po offre un ecosistema ideale, la provincia di Pavia, con i suoi 85.000 ettari destinati a risaia, detiene il record in Italia e in Europa. Insieme alle province di Milano, Vercelli, Novara, ma anche Verona e Ferrara. Sono questi i luoghi dove comincia la coltivazione del riso ad opera di monaci cistercensi, nel 1400, per sopravvivere, memori delle carestie del secolo precedente. La risicoltura ha successo per la sua alta produttività: da un sacco di sementi si possono ricavare 12 sacchi di riso a fronte dei 7 sacchi di grano. Vince anche confrontato a patate e mais, a parità di superficie coltivata. Può quindi nutrire molte più persone.
Ricco di carboidrati, vitamine del gruppo B e minerali come magnesio, potassio, fosforo e manganese è un alimento energetico, senza glutine, molto digeribile e come tale particolarmente adatto quando si hanno problemi di stomaco e intestino. Ma da cibo confortevole e curativo si può trasformare in autentico piacere per il palato. Nessuno che ami la buona tavola rinuncerebbe a un risotto fatto a regola d’arte soprattutto con la possibilità di abbinarlo a pesce, carne o verdure di ogni genere, per rispondere ai gusti di ciascuno.
Guardando la mappa delle risaie in Italia dobbiamo aggiungere anche Oristano, in Sardegna, Sibari, in Calabria, Siracusa e Catania in Sicilia, dove la qualità coltivata è adatta a preparare i famosi arancini. Le 4.100 aziende agricole attive e i 98 impianti di trasformazione del riso Made in Italy garantiscono una ricchezza varietale di qualità con una grande attenzione alla sostenibilità e all’innovazione.
Recenti studi dell’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e l’università La Sapienza di Roma in collaborazione con una moderna riseria in provincia di Vercelli hanno portato a risultati molto promettenti nel settore del riutilizzo della lolla che è il guscio ruvido e duro, non commestibile, del riso. La lolla già viene utilizzata nella bioedilizia come isolante, nel giardinaggio per rendere più leggeri i terreni argillosi e mantenere più a lungo l’umidità, e nella realizzazione di oggetti ecosostenibili. La novità è che ora la lolla viene impiegata anche come materiale per batterie e supercondensatori, usata quindi per tecnologie di accumulo energetico molto più efficienti e sostenibili.
Quanta strada dalle mondine alla coltivazione e utilizzo attuale del riso! Le mondine erano donne senza le quali la produzione del riso non sarebbe stata così redditizia. Il loro lavoro era quello di mondare cioè pulire le piantine di riso dalle erbe infestanti che ne avrebbero pregiudicato la crescita. Lavoro durissimo, piegate per ore a estirpare le erbacce con i piedi nell’acqua che arrivava quasi al ginocchio, sotto il sole estivo da cui proteggersi con grandi cappelli e con poche possibilità di proteggersi dalle zanzare e altri insetti, nonché dalle sanguisughe. Per tante ore. Arrivarono fino agli inizi del 1900 le proteste e gli scioperi per ottenere il limite di 8 ore lavorative al giorno. Oggi il risultato del loro lavoro si ottiene con tecnologie innovative, per fortuna.

Foto dal sito del Museo delle mondine

Esiste il Museo delle mondine a Vercelli, luogo dove si custodisce la memoria di donne che con il loro senso del lavoro, della comunità e della solidarietà hanno contribuito alla storia e all’economia del Paese.
Il video sotto è la presentazione del libro ”La mondina”, di Silvia Montemurro, attraverso il quale ci si può immergere in storie e atmosfere degli inizi del ‘900 italiano. Lo stesso vale per l’altro libro menzionato, sempre della stessa autrice.


Attività
VERBI: INDICATIVO PRESENTE E IMPERFETTO, CONDIZIONALE PASSATO, PASSATO REMOTO – PRONOMI RELATIVI
Livello avanzato
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