8 Agosto 2026
montapponecappelli

Nel Corso dove il Mercato dell’Antiquariato e Artigianato del giovedì sera si estende oltre la piazza di Fermo, seguo per caso una donna con un cappello verde Tiffany e fascia bordeaux.  Accostamento di colori insolito e di grande effetto. Anche la foggia del cappello con la falda arrotondata in su a sinistra e spiovente a destra è elegante; o forse è portato con eleganza su un vestito semplicissimo bordeaux e una leggera sciarpa di seta a righe sottili di molti colori fra cui il verde Tiffany. La donna sta indicando all’amica l’ingresso in un armonioso cortile seicentesco: “Ecco dobbiamo entrare qui. Normalmente espongono dei bellissimi cappelli di paglia, molto originali, proprio in questo cortile.”

Sarà che i cappelli sono la mia passione non posso far altro che seguire l’indicazione. 

E vedo cose bellissime. Certo, l’armonia del posto contribuisce alla sensazione di benessere, ma trovarmi davanti a una moltitudine di cappelli di ogni genere e stile mi fa sentire come Alice nel paese delle meraviglie. Questa sensazione deve essere così ben visibile sulla mia faccia che la venditrice dei cappelli mi si avvicina con grazia e mi invita a provare tutti quelli che preferisco e mi racconta di Montappone, il paese dove tutti questi copricapo vengono fatti artigianalmente: il paese dei cappelli, appunto, in cui mani sapienti, che cominciano fin dall’infanzia a intrecciare per gioco,  danno vita alla più grande produzione di cappelli di paglia in Italia e in Europa. 

La paglia è lo stelo del grano o altre fibre vegetali. Trasformare un prodotto solitamente di scarto in oggetti prima utili, poi belli, poi innovativi e di design è quello che ha fatto la popolazione in questo borgo delle Marche. La paglia è una risorsa naturale, sostenibile, rinnovabile, biodegradabile, leggera, flessibile, traspirante, fresca in confronto ai materiali sintetici che oltretutto inquinano. La venditrice mi spiega che la lavorazione a intreccio può essere di differenti tipi mostrandomi vari esempi, più o meno larga per lasciar passare l’aria, ma nello stesso tempo la protezione dal sole è assicurata, sia che si limiti alla testa e al viso sia che falde larghe proteggano le spalle. Ci sono cappelli dalla trama sottile e raffinata o quelli che non rinunciano al fascino della fibra grezza e del prodotto chiaramente artigianale. 

Intanto vedo quanto si trovi a suo agio, anche lei, la donna che ho seguito che sta provando e riprovando vari modelli con entusiasmo pari al mio.

Non mancano certo cappelli da uomo molto interessanti e quelli per bambini, ma al momento la clientela è tutta al femminile.

La storia del cappello si perde nella notte dei tempi, perché da sempre l’uomo ha cercato di crearsi una protezione per la testa, soprattutto gli agricoltori, che dovevano restare per ore nei campi, cominciarono a sfruttare le risorse che il loro territorio offriva. L’’incremento di questa abitudine, direi meglio una decisiva svolta si è avuta nel 1714 in Toscana, vicino a Firenze, per la decisione di un imprenditore di coltivare un tipo di grano dallo stelo sottilissimo. L’intreccio fatto con questi steli creò la Paglietta di Firenze, un cappello di paglia che divenne famoso a livello internazionale. Usato per lo sport, il canottaggio, per esempio. A Montappone invece dove si coltiva una varietà di grano a stelo alto l’intreccio ha meno giunture. Tutte informazioni date dalla gentile cappellaia che mi invita, vista la mia curiosità, ad andare a visitare il Museo del Cappello di Montappone, previo appuntamento. Ci andrò di sicuro. Intanto mi sono innamorata di un cappello marrone con piccola falda arrotondata verso l’alto e con una fascia increspata di tessuto a righe verticali irregolari bianco avorio, marrone e altre che mescolano i due colori. La fascia copre i due terzi della cupola. Mi sta proprio bene. Lo compro. La donna che inconsapevolmente mi ha portata fin lì, ne ha presi tre. Dice che non ha potuto resistere.

Attività

PRONOMI

Livello intermedio

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