Nebbiolo. Tra cielo e Alpi, il miracolo di un vino✍

Nascono in uno dei territori agricoli più particolari d’Italia e forse del mondo intero, lungo 2.500 chilometri di terrazzamenti che si estendono dalla sponda superiore del lago di Como fino alla Svizzera: sono i vini di Valtellina.  

Siamo in Lombardia, nella provincia di Sondrio.
Qui il protagonista è il Nebbiolo delle Alpi, un concentrato di storia, sapere, identità, frutto di un paesaggio fatto di relazioni, di biodiversità e di un’uva chiamata Chiavennasca.

Le modalità di lavorazione di queste vigne, dislocate tra i 300 e gli 800 metri di altitudine su antichissime terrazze che poggiano su muretti a secco, la costruzione dei quali risale al Medioevo, è valsa a questa agricoltura l’aggettivo di “eroica”.

Il prodotto finale di questa dedizione, di questa attività, di questo lavoro tramandato nei secoli, di generazione in generazione, ha tanti nomi: Sforzato, Sassella, Inferno, Valtellina Superiore. E poi Grumello e Valgella. Tutti vini DOCG, che si fregiano cioè della Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

55 le cantine dislocate sulla sponda retica, quella soliva, di questo lembo di Alpi. Il miracolo alla base dell’aroma deciso, avvolgente, fruttato e vellutato di questi vini, lo fa la combinazione tra il sole ed una pietra, il serpentino della Valmalenco, che ha il potere di incamerare il calore dei raggi. Ma l’altro miracolo, quello del tramandare, della prosecuzione di una tradizione fatta di enormi sacrifici e di lavoro, la fanno i giovani. Sempre di più quelli che scelgono di portare avanti la produzione di questo prezioso nettare che, con gli anni, si sta guadagnando non senza fatica l’approvazione di platee di estimatori dai quattro angoli del mondo. Pensate, il 33% degli aficionados del Nebbiolo delle Alpi è straniero.

E allora alziamo i calici, brindiamo alla passione.

Attività 1 & 2

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