La crisi della carta stampata, iniziata circa 30 anni fa, continua inesorabile, di giornali se ne vendono sempre meno e le edicole chiudono al ritmo di circa due, tre al giorno.
Le ragioni di questa crisi sono note. Il quotidiano che si acquistava tutte le mattine e veniva sfogliato in metro o al bar durante la colazione non regge il confronto con il web, con un’informazione, magari superficiale, ma fornita in tempo reale, gratuitamente e poi in generale la gente legge sempre meno.
Questa si potrebbe definire una vera tragedia perché la complessità dei problemi nazionali e internazionali avrebbe bisogno di letture attente e riflessioni meditate per essere davvero comprese nella loro reale gravità. Il disinteresse e la superficialità spinge sempre più persone a rifugiarsi nell’indifferenza o ad accontentarsi di un’informazione fornita dalla televisione, che in Italia non brilla per indipendenza di giudizio, in quanto non sono molti i canali televisivi e i giornalisti che non si fanno condizionare dai partiti politici. Si può facilmente intuire quindi che le grandi testate giornalistiche forniscono un tipo di informazione mai sgradito al governo.
Anche se i giornalai cercano di resistere diversificando la merce in vendita, in questo contesto il destino dell’edicola sembra segnato.
Ne ho voluto parlare con chi ne ha esperienza diretta: Mimmo, da 40 anni il mio giornalaio di fiducia. Mi dice che respira l’odore dei giornali fin da bambino: la sua famiglia gestisce l’edicola da 60 anni, suo nonno faceva lo strillone, vendeva i giornali strillando per strada e il padre era ciclista, nel senso che si occupava della distribuzione dei giornali e si muoveva in bicicletta. Mimmo dunque è una fonte informata e affidabile. Mi conferma la drastica riduzione della vendita dei giornali e fa risalire il declino agli inizi degli anni novanta, l’epoca delle televisioni private e del berlusconismo. Un argomento davvero centrale nel racconto di Mimmo è il rapporto con le persone. Un argomento che presenta luci ed ombre. Gli aspetti negativi sono essenzialmente due: ovviamente la diminuzione dei clienti e il sensibile aumento della superficialità dei loro commenti. Di contro ci sono aspetti positivi che fanno trasparire l’orgoglio di avere rappresentato, e di esserlo ancora seppure in misura minore, un punto di aggregazione sociale importante per il quartiere. Primo fra tutti il rapporto umano che ha potuto stabilire con persone che da decenni frequentano l’edicola, i bambini che comprano le figurine hanno genitori e nonni che hanno comprato e comprano sempre il giornale in questa edicola. I clienti abituali che scelgono gli orari migliori per chiacchierare e scambiarsi opinioni sono l’esempio concreto della funzione sociale del posto. Funzione mantenuta anche nel terribile periodo del Covid, durante il quale era uno dei pochissimi esercizi commerciali sempre aperti. Mimmo mi segnala anche, con una vena di leggero ottimismo nella voce, che c’è un discreto aumento di clienti giovani che acquistano la rivista “Internazionale” che settimanalmente traduce e pubblica i migliori articoli di giornali e riviste di tutto il mondo.
Il suo racconto mi fa pensare ad una definizione trovata su una rivista, in cui si definiva l’edicola come “un milieu in cui cultura, informazione, politica, chiacchiere, rapporti personali profondi e superficiali si incontrano”. La parola francese milieu, che si usa ormai anche in italiano, ha il significato di “ambiente, contesto” e la definizione è precisa e suggestiva, peccato però che quel verbo alla fine della frase andrebbe sostituito, a malincuore, con “si incontravano”.
Assisteremo dunque all’estinzione delle edicole, parola che viene dal latino e significa “piccolo tempio”, e che quindi contiene una traccia di solennità, se non di sacralità? Non a caso Mimmo me ne parla come un “faro di libertà” la cui luce si affievolisce sempre più. Non è un’esagerazione. Nel suo libro “Memorie di Adriano” la scrittrice francese Marguerite Yourcenar ha scritto:“Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito, che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”.
A fondare biblioteche dovremmo aggiungere conservare le edicole.


Attività
VERBI, INDICATIVO
Livello intermedio
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