Sorrentino: La mano di Dio ✍

Video da YouTube: Paolo Sorrentino, “in questo film c’è tutta la mia vita”

Il 3 luglio 1990 si gioca la partita di calcio Italia –Argentina. È la semifinale del campionato del mondo e si gioca a Napoli. Nella squadra argentina c’è Diego Maradona, che gioca nel campionato italiano proprio nella squadra del Napoli, ed è l’idolo della città. L’Argentina vince ed elimina l’Italia.

Hanno chiesto a Paolo Sorrentino, uno dei più grandi registi cinematografici italiani, napoletano e amante del calcio, per chi aveva tifato in quell’occasione, se per l’Italia, il suo paese o per l’Argentina, la squadra del suo idolo, Maradona. La sua risposta:” Argentina. Non puoi tifare contro l’uomo che ti ha salvato la vita».

Per capire il senso di quella frase bisogna conoscere una tremenda vicenda personale del regista.

5 aprile 1986. Sorrentino è un ragazzo napoletano, innamorato del calcio e di Maradona. I suoi genitori hanno una casa in montagna, in Abruzzo, dove spesso tutta la famiglia passa il fine settimana, anche se il ragazzo preferirebbe seguire la sua squadra del cuore che gioca in altre città. Il padre lo considera ancora troppo giovane per poter andare a vedere Maradona quando il Napoli gioca fuori casa, in altre città. Troppo pericoloso.

Ma quel weekend di aprile i genitori concedono finalmente al figlio il permesso di seguire il suo Napoli a Empoli, in Toscana, mentre loro vanno senza di lui in Abruzzo.

Quel weekend i suoi genitori muoiono mentre dormono, a causa di una stufa. Avvelenati dal monossido di carbonio. Paolo Sorrentino aveva sedici anni.

Questa è la ragione per cui il regista dice sempre: “A me Maradona ha salvato la vita.” 

Nel suo ultimo film, “È stata la mano di Dio”, Sorrentino racconta della sua adolescenza a Napoli.

Il titolo “È stata la mano di Dio” oltre all’ovvio significato di “è stato il destino deciso da Dio”, fa anche riferimento ad un famoso gol di Maradona, irregolare perché fatto con la mano, ma convalidato.

Una sua dichiarazione riguardo al film: “È un film intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso“. Il film è dedicato alla madre, a cui ha scritto una lettera dove, fra le altre cose, dice:

Oggi l’educazione dei figli è una missione. Per la generazione di mia madre era solo un altro fardello che la vita imponeva. Eppure, era tutto amore. Ma l’ho capito dopo. E quando ho avuto le parole per dirglielo, lei non c’era più.
Per questo mi piace pensare, con un’ingenuità da bambino profondo, che nell’aldilà si possa vedere un film. Per dire quello che non ho potuto dire. E per chi può, ho un solo consiglio: ditelo. A costo di essere ridicoli, sentimentali e pieni di lacrime. È necessario, per diventare grandi, passare attraverso le porte del ridicolo e del pianto. Il pianto degli adulti. L’unico modo, per una madre, di ritrovare, davanti a sé, il bambino meraviglioso che tutti siamo stati. 

Un dato per capire la grandezza di questo regista: il giornale inglese The Guardian ha pubblicato la classifica dei 100 migliori film del ‘900, ci sono sei film italiani. Il primo è il premio Oscar “La grande bellezza” di Sorrentino, al 17°posto.

Mentre il pubblico ha sempre decretato un successo enorme ai suoi lavori, a volte i critici si dividono nel giudizio sulle sue opere. C’è chi lo osanna e chi lo trova esagerato e quasi insopportabile.

Non bisogna sorprendersi. Sorrentino è napoletano.

Michele Serra, giornalista e scrittore, in un suo articolo che parla di Napoli usa una serie di aggettivi per descriverla: pulsante, intelligente, amatissima, magica, geniale, teatrale, insopportabile, esagerata. Sono aggettivi che possiamo ritrovare spesso nelle varie recensioni delle opere di Sorrentino.

Attività 1 & 2

SINGOLARE E PLURALE, ASCOLTO ANALITICO

Livello intermedio e avanzato

CLICCA QUI per scaricare e stampare l’attività relativa all’articolo

Potrebbero interessarti anche...