Quest’anno, in occasione dell’Anno di San Francesco, il pavimento del Duomo di Siena è stato scoperto e reso visibile dal 27 giugno al 31 luglio ed è di nuovo scoperto e reso visibile dal 18 agosto al 15 novembre. Normalmente il mosaico del pavimento è coperto, perché le 56 tarsie marmoree sono molto delicate e devono essere protette. Solo in alcune occasioni straordinarie viene scoperto, come quest’anno, e possiamo ammirarlo in tutta la sua bellezza.
Svelare la bellezza è un gesto antico, che ha le proprie radici nell’animo umano, che gode della sorpresa di una bellezza inattesa, fino a quel momento invisibile. Molti committenti dei secoli passati pagavano cifre astronomiche per delle opere che poi mantenevano coperte da pesanti teli, che svelavano solo in poche occasioni e davanti a occhi ben scelti.

Il marchese Vincenzo Giustiniani, nel 1630, fece scrivere nell’inventario della sua collezione questo appunto sul quadro di Caravaggio Amor Vincit Omnia: “questo lavoro […] venne dietro mio consiglio coperto con una cortina di seta verde scuro per essere mostrato da ultimo, perché altrimenti toglieva pregio a tutte le altre rarità”. Quindi la sua opera migliore era sempre coperta e veniva svelata solo all’ultimo, sia per poter apprezzare le altre opere, sia perché quella sorpresa aumentava il piacere di un’opera così bella. Anche il fatto che sia un dipinto con un nudo così evidente e giocoso, lontano dal senso del pudore dell’epoca, ha sicuramente contribuito alla scelta di coprirlo e svelarlo solo davanti a chi avrebbe potuto apprezzare.
È come se ci fossero cose che sono troppo belle per essere viste ogni giorno, come se fosse uno spreco la libera visione quotidiana di tanta bellezza. Come se l’atto straordinario di svelarle potesse in qualche modo preservare intatto il loro potere estetico.

Molto spesso all’interno delle stesse opere d’arte troviamo l’atto di svelare o di velare. Tra i più famosi, il capolavoro di Giuseppe Sammartino a Napoli, il Cristo Velato: una statua settecentesca che gioca con il velo che copre il corpo e la sensazione di poter comunque vedere attraverso e percepirne le forme.
Infine, in uno dei quadri più famosi di Raffaello, la Madonna Sistina, troviamo nuovamente un telo di colore verde, ma questa volta non è reale, come nel caso della collezione di Vincenzo Giustiniani, ma è dipinto. L’artista dipinge la Vergine e i Santi (e anche i due piccoli angioletti, diventati più famosi di tutto il quadro grazie alla loro spontaneità e all’involontaria estetica pop), e poi dipinge una tenda verde, con tanto di bastone e anelli, che si apre a svelare i protagonisti del quadro, trasformando un’apparizione mistica in una comparsa teatrale.

Ricapitolando: copriamo qualcosa di bello per proteggerlo, per non farci distrarre, per godere della sorpresa della bellezza svelata. Svelare, scoprire, mostrare: tutti sinonimi di qualcosa che prima non era sotto i nostri occhi e ora si presenta davanti a noi. Proteggiamo quindi la bellezza, e allo stesso tempo scopriamola, sveliamola, perché solo così possiamo salvarla e salvarci dalle bruttezze della vita quotidiana.
