Il calcio e la lingua✍

Sembra d’obbligo parlare di calcio in questo periodo in cui in televisione imperversano tutte le partite del Campionato Europeo. L’appuntamento per il quale bisogna aspettare quattro anni diventa quindi importante per i tifosi che non userebbero assolutamente il verbo imperversare. Una tempesta imperversa, una burrasca, il vento forte; una malattia che contagia imperversa, una guerra imperversa; insomma qualcosa di violento che fa danni.  Infatti questa parola è utilizzata solitamente da chi è infastidito dalla massiccia presenza di questo sport in televisione e preferirebbe altre discipline meno popolari, oppure è usata per una critica bonaria da chi non è affatto interessato, come me, al calcio, ma trae piacere dal vedere l’entusiasmo e la partecipazione, anche a distanza, degli altri membri della famiglia che si danno comunque appuntamento per commentare e possibilmente gioire insieme grazie ad un interesse condiviso. 

C’è infatti un uso meno forte del verbo: una moda imperversa, un modo di pensare che si diffonde rapidamente, una canzone imperversa quando la ascoltiamo dappertutto.

Dunque perché scrivo di calcio se non mi interessa? Perché il calcio imperversa, nell’accezione meno forte del verbo, anche nella lingua italiana. Espressioni inizialmente usate solo in ambito calcistico sono diventate nel tempo vocabolario comune. Il fatto che il calcio sia diventato lo sport nazionale ha influenzato molto anche la lingua. 

Le squadre di calcio scendono in campo, cioè cominciano a giocare con l’obiettivo di vincere; ma scendere in campo è diventata un’espressione molto usata per significare l’entrata in politica di una persona che si candida per essere eletta, o di qualcuno che si impegna per avere successo in un ambito nuovo.

Autogol, cioè quando un giocatore fa involontariamente rete nella propria porta anziché in quella degli avversari, è invece la parola usata quando chi lavora in una direzione fa qualcosa di sbagliato che lo porta nella direzione opposta. La Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, decisa per migliorare l’economia del Regno Unito è considerata un autogol da quegli analisti secondo i quali si è verificato invece un peggioramento dell’economia. 

Contropiede è quando una squadra trasforma un’azione difensiva in un’offensiva che l’avversario non si aspetta. Mi prendi in contropiede lo diciamo quando qualcuno ci ha sorprende con qualcosa a cui non eravamo preparati, ci prende cioè alla sprovvista.

Un giocatore si smarca dal giocatore avversario quando riesce a recuperare uno spazio d’azione che l’altro gli impedisce di avere con una stretta marcatura a uomo. Potrei dire che “esco più tardi per smarcarmi dalla vicina troppo curiosa che solitamente esce a quest’ora e che spesso mi marca a uomo per farmi tutte le domande possibili”. Salvarsi in corner o salvarsi in calcio d’angolo significa evitare il peggio calciando la palla fuori campo.

Potrei continuare con la vicina troppo curiosa dicendo che “ieri mi sono salvata in corner fingendo una telefonata urgente”.

Le migliori squadre di calcio giocano in Serie A, le altre meno forti in Serie B. Ecco perché generalmente definiamo di serie B le cose di minore qualità.  

Si dice che un giocatore entra a gamba tesa quando contrasta l’avversario in modo scorretto e violento, cioè con la gamba rigida e il piede a martello; è un comportamento che viene punito dall’arbitro. L’espressione entra a gamba tesa si usa per descrivere il comportamento di chi si inserisce in una discussione con un’affermazione o insinuazione pesante contro un interlocutore.

Potrei continuare con la lista, ma è un po’ lunga e rischierei di annoiarvi. Quindi prendo in prestito dall’arbitro il fischietto e con un fischio dichiaro concluso l’articolo.

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