CARNEVALE: Venezia e le maschere, Viareggio e i carri, Roma… una festa che non c’è più․ ✍

VENEZIA, LA MASCHERA

Il Carnevale di Venezia è uno dei carnevali più famosi del mondo e ogni anno migliaia di persone mascherate affollano le piazze e le vie, le calli e i campielli, di questa straordinaria città․

Ci sono documenti storici che testimoniano l’esistenza di questa festa già verso la fine dell’anno 1094, documenti in cui si parla esplicitamente di divertimenti pubblici e viene usata la parola “Carnevale”․ La festa durava sei settimane․

La durata attuale del carnevale è di tre settimane, per il 2022 la data d’inizio è il 12 febbraio e quella di fine il primo marzo․

In questo periodo si svolgono molte feste che hanno lunghe tradizioni, come il Volo dell’Angelo: una persona, legata e ben assicurata ad un cavo metallico che parte dalla cima del campanile di San Marco, scende, volando appunto come un angelo, verso terra․

Ma aldilà delle manifestazioni organizzate, la vera essenza, la particolarità del Carnevale la si trova nell’atmosfera che si respira in tutta la città․ Una città invasa da persone mascherate․ Un travestimento collettivo che sembra quasi autorizzare tutti a dimenticare la propria identità e assumere, al riparo della maschera e in totale libertà, un’altra personalità․ Nel passato questo mascheramento permetteva anche alla parte più umile del popolo di dimenticare, seppure temporaneamente, le difficoltà della vita quotidiana e di unirsi ai ricchi e agli aristocratici nel divertimento più sfrenato․ Oggi le maschere indossate dalle migliaia di persone che girano per le calli e i campielli sembrano essere più lo strumento per esibirsi e suscitare meraviglia․

La maschera dunque ha sempre avuto un ruolo importantissimo per questa festa e questo ha consentito la nascita e lo sviluppo del commercio delle maschere tipiche del Carnevale di Venezia, ormai conosciute in tutto il mondo․

VIAREGGIO, IL CARRO

Un carro sfila a Viareggio durante il Carnevale

Il Carnevale di Viareggio, cittadina sulla costa della Toscana, è uno dei più conosciuti al mondo․ Ogni anno sul lungomare migliaia di persone assistono alla sfilata di enormi carri allegorici dove trovano posto raffigurazioni di persone famose e satiriche rappresentazioni di temi di attualità․

Il Carnevale di Viareggio esiste da circa 150 anni․ L’idea di costruire dei carri allegorici si deve a un gruppo di giovani viareggini e prese forma grazie all’abilità dei fabbri e dei carpentieri che lavoravano nei cantieri navali della cittadina toscana․ Negli anni venti del secolo scorso si cominciò ad usare la cartapesta, un impasto di acqua, colla, gesso e carta e la leggerezza del materiale permise di costruire carri di dimensioni enormi, alte più di 20 metri․ Presto cominciarono ad essere usati dei meccanismi che permettevano alle gigantesche figure di fare dei movimenti․ I creatori di queste vere e proprie opere d’arte sono considerati dei maestri e non è un caso che il grande regista cinematografico Federico Fellini si rivolse a loro per creare alcune famose scenografie di alcuni suoi film․

Con 25 ditte e un migliaio di artigiani impegnati per la realizzazione dei carri, con le riprese televisive che ne hanno amplificato il successo e l’arrivo di moltissimi turisti da tutto il mondo per assistere alla sfilata, il carnevale di Viareggio è ovviamente un punto fermo dell’economia della città․ Un evento che ha bisogno di organizzazione e strutture speciali․ Nel 2001 è stata inaugurata la Cittadella del Carnevale: su una grandissima piazza si affacciano sedici enormi hangar, laboratori grandissimi dove lavorano gli artigiani che allestiscono i carri che ogni anno stupiscono e divertono gli amanti del carnevale․

ROMA, IL CARNEVALE CHE NON C’È PIÙ

“I moccoletti al Corso” – Ippolito Caffi

Nel 1874 Vittorio Emanuele II, re d’Italia, in seguito ad un incidente mortale avvenuto durante una corsa di cavalli nella città di Roma, firmò una legge che aboliva tale corsa․ Era la fine di una tradizione che durava da secoli: il Carnevale di Roma

Gli storici ci informano che già fra il 1100 e il 1200 si svolgevano per le strade di Roma grandi feste popolari․ Alla presenza del Papa, cavalieri e rappresentanti delle grandi famiglie nobili davano spettacolo con giostre, duelli, corride e tornei․ Il popolo assisteva affollando le vie e cercando anche di approfittare dell’occasione per mangiare la carne che rimaneva dalle lotte dei cavalieri con gli animali․

Una data importante: 1462․ Il nuovo Papa Paolo II sposta la sua residenza ufficiale a Palazzo San Marco, a piazza Venezia․ E la zona circostante diventa il fulcro attorno al quale si svolgono gli eventi più importanti del Carnevale․ La via che da piazza Venezia raggiunge piazza del Popolo si chiamava via Lata: era una via che delimitava la zona abitata e la campagna vera e propria: a piazza del Popolo c’erano le vigne e a piazza di Spagna pascolavano le mucche․ Ma questa via diventa la via più importante per il Carnevale, in modo particolare per due eventi: la sfilata inaugurale e la corsa dei cavalli bàrberi․ E cambia nome, diventando via del Corso․

La sfilata inaugurale era un vero proprio corteo trionfale, con carri preparati da artisti che lavoravano alla corte papale, artisti del calibro di Bramante, Raffaello e Michelangelo․ Era l’esibizione di tutta la potenza e la ricchezza del papato e della nobiltà, che mostravano la loro magnanimità distribuendo dolci e denaro al popolo․

Il secondo evento era la corsa dei cavalli bàrberi․ A piazza del Popolo venivano presentati dei cavalli, trattenuti da stallieri chiamati barbareschi․ Ad un segnale i cavalli venivano liberati, senza fantino, e percorrevano a tutta velocità via del Corso fino a piazza Venezia․ La spettacolare, sfrenata corsa era seguita dai nobili dai balconi e dalle finestre dei palazzi e dal popolo lungo la via․ Non erano da meno le emozioni che suscitavano le scene della “cattura” dei cavalli quando arrivavano a tutta velocità a piazza Venezia․Nei secoli il Carnevale Romano ha attirato un grande numero di stranieri, affascinati dalla magia della città e dalla spettacolarità degli eventi․ Molti di questi artisti e scrittori hanno lasciato nei loro diari romani testimonianze preziose․ Un esempio fra i più prestigiosi, Goethe: “«Il carnevale di Roma non è precisamente una festa che si offre al popolo, ma una festa che il popolo offre a sé stesso․”

Attività 1 e 2

VERBI, SOGGETTO

Livello intermedio e avanzato

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